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Clause Molière, Aleksandra Matikj: “Italiani, prendete posizione anche nei confronti di noi migranti”

"Non soltanto noi Stranieri in Italia dobbiamo scrivere e parlare un italiano perfetto durante i colloqui di lavoro ma è richiesto eventualmente anche l’inglese"

Ventimiglia. “Visto che stanno criticando la “Clause Molière” come discriminatoria nei confronti degli Italiani in quanto richiederebbe un’ottima conoscenza della lingua francese per l’attribuzione degli appalti pubblici a Ditte con sede in Italia, vorrei invitare il Sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano, l’ Europarlamentare Brando Benifei ed Olimpio Lanteri, Rappresentante degli edili di Confindustria della provincia di Imperia, a prendere posizione anche riguardo ai Diritti di noi Migranti in Italia che abbiamo lo stesso obbligo”, invita Aleksandra Matikj, la Presidentessa del “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione”.

“Non soltanto noi Stranieri in Italia dobbiamo scrivere e parlare un italiano perfetto durante i colloqui di lavoro ma è richiesto eventualmente anche l’inglese. Giusto è che se si vive in un Paese straniero, si parli la lingua del posto. Quello che invece non è affatto giusto è la cancellazione degli Studi in Italia se si è Extracomunitari come me. Io, come gli altri nella mia situazione, una volta arrivata in Italia all’età di 18 anni, quando nel 1998 misi i piedi a Genova dalla Serbia scappando dalla guerra, volevo lavorare ma mi dissero che non si poteva perché il mio Diploma conseguito con il massimo di voti non aveva ALCUN VALORE! Tutti i miei Studi sono stati cancellati. Per trovare un lavoro serio, ho dovuto in primis andare a fare un Corso di italiano in una Scuola elementare, dare gli esami della scuola media frequentando nuovamente la Scuola superiore ed ottenere, ripeto nuovamente, un Diploma che avevo già. Che io poi, essendo brava, abbia ottenuto anche diverse Borse di Studio per merito è un altro discorso, ma sta di fatto che ho perso 6 anni della mia vita per poter fare una seria domanda di lavoro in Italia. Oggi ho il Titolo di Studio di Ragioniera e perito commerciale ma ho anche la schiena leggermente storta perché così accade si studia 12 ore al giorno per sei anni consecutivi.
Quindi, se il Partito Democratico volesse denunciare un eventuale atto discriminatorio e nazionalista per le richieste lavorative francesi, sarebbe anche corretto che presentassero altrettanto gli eventuali atti discriminatori e nazionalisti verso noi Immigrati riguardo il Diritto di lavoro e di continuità degli Studi anche in Italia, dove prima di diventare i Cittadini italiani bisogna che passino almeno 10 anni di regolare residenza mentre in Francia soltanto cinque.
La lamentela del Sindaco Ioculano è democratica e se volesse fare qualcosa a riguardo, sarebbe corretto che chiedesse le stesse regole e trattamenti anche per noi Migranti in Italia”.  Si legge, anche, un’altra risposta sul suo profilo in merito:

“Capisco signor Sindaco la sua posizione e l’intervento dell’U.E. Ma mi sento di metterla al corrente che a me stessa, Cittadina italiana e di ruolo nella Scuola pubblica italiana ma di madrelingua francese perché figlia di Immigrati, è stato rimproverato dalla mia stessa Preside, qualche anno fa, di parlare l’italiano con l’accento francese, sostenendo che questo non andava bene! Quando ho richiesto alla mia Segreteria di fare la mia ricostruzione di carriera, mi è stato detto: NO! Al mio Sindacalista che ho dovuto fare intervenire è stato riferito che parlavo con l’accento francese…

Questo per dirLe che è la mentalità della gente che è da cambiare, allora forse seguiranno le Leggi e la nascita di une vera Europa”,

“Infine, vorrei ricordare sempre nel rispetto dei Diritti Umani, lavorativi e di reciproco rispetto verso gli altri Paesi che danno il lavoro a migliaia di Persone in Italia ed agli Italiani all’estero, che a Ventimiglia è ancora attiva la sua di Ordinanza che vieta di dare da mangiare ai Migranti e che tre Francesi Volontari sono attualmente indagati per aver aiutato chi, senza alcun preavviso, è stato brutalmente cacciato via dalle strutture dove invece andavano ospitati, gli stessi che sono stati lasciati a se stessi, nell’ignoto, senza nessuna guida e che, se non ci fossero stati i Volontari a soccorrerli, forse oltre ai due morti in quell’asso di tempo ce ne sarebbero stati di più”.

“Infine, è soltanto da considerare che i Diritti bisogna che siano UGUALI per tutti, allo stesso modo, diversamente si creano le situazioni di antipatia tra le nazioni e quindi di sempre maggiore povertà e meno turismo e lavoro anche in Italia”.

A Brando Benifei vorrei altresì ricordare che tramite Renata Briano ci è stata cancellata, in Parlamento Europeo di Bruxelles, la concessione della sala a Bruxelles per “La grande Mostra della Liguria” (https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1806425902924477.1073741847.1503447563222314&type=1&l=5db41b86cf) , inspiegabilmente. Siccome anche ieri mi è stato riferito che nemmeno Brando ha ancora risposto, visto che trattasi anche del lavoro che noi Migranti svolgiamo in Italia onestamente e con grande passione per rappresentare la Liguria all’estero nel migliore dei modi”,  conclude la Matikj, “Vorrei chiedergli se poteva almeno risponderci, visto che a questo nostro Progetto culturale ha aderito anche:

– La Giunta del Comune di Genova;

– Il Sindaco di Genova Marco Doria;

– L’Assessore al Turismo e alla Cultura del Comune di Genova Carla Sibilla;

– L’Università degli studi di Genova;

– “La società Porto Antico di Genova S.p.A.”;

– “Il Museo Luzzati a Porta Siberia di Genova”;

– “GENOVA – MUSEO DEL RISORGIMENTO – MAZZINIANO”;

– La Giunta della Regione Liguria;

– L’Assessore regionale ligure alla Comunicazione, alla Formazione e alle Politiche giovanili e Culturali Ilaria Cavo;

– Il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti;

– con il Patrocinio del logo di ” GENOVA MORE THAN THIS”;

– “Legacoop Liguria”,

e con tanto di presentazione dei seguenti quadri originali:

– “Genova” di Emanuele LUZZATI;

– “Piano Porto Antico – Genova” di Renzo PIANO;

– “Le città del ferro” di Flavio COSTANTINI (anno 1966, Genova)”.

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