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Arrestato dalla Polizia Martino Santoro, il boss del narcotraffico con la Colombia che vive a Perinaldo

Era stato condannato nel gennaio del 2006 a 18 anni e mezzo per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti

Perinaldo. Ancora guai giudiziari per il 71enne Martino Santoro. L’uomo, originario di Ginosa (Taranto), ma da anni residente a Perinaldo è stato arrestato ieri dagli agenti della Squadra Mobile in collaborazione con quelli del commissariato di Polizia di Ventimiglia per violazione dell’obbligo di dimora e della sorveglianza speciale. Al posto di trovarsi entro i confini comunali del piccolo Borgo dell’entroterra bordigotto, Martino era a casa di un pregiudicato, a Ventimiglia, sottoposto al controllo di Polizia in quanto al regime degli arresti domiciliari. Martino Santoro, per evitare la cattura, si era nascosto dietro l’armadio della camera da letto. Stamane è comparso per il processo per direttissima in Tribunale a Imperia dove il giudice ne ha disposto la detenzione domiciliare in attesa della prossima udienza.

Il pregiudicato non è nuovo a violazioni della misura di prevenzione a cui è sottoposto; nel 2013, appena terminato di scontare la pena per la condanna comminatagli nel 2004  a 18 anni e mezzo per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, proprio al fine di sottrarsi alla misura di prevenzione, era fuggito in Colombia e successivamente in Francia dove era stato arrestato e poi estradato in Italia; per questa violazione nel mese di aprile del 2015 era stato condannato alla pena di tre anni e quattro mesi che stava scontando agli arresti domiciliari.

Martino era ritenuto il capo di una banda di narcotrafficanti attiva dalla Colombia in Italia, passando attraverso Spagna, Olanda e Francia. Nello specifico era stata contestata una cessione di 10 chili di cocaina. Nel giugno dello stesso anno le Fiamme Gialle scovarono poi, in un casolare abbandonato a Perinaldo -, un vero e proprio arsenale composto da armi, alcune anche da guerra come una mitraglietta tipo Uzi di fabbricazione cinese, 434 munizioni, silenziatori, ma anche un chilo di cocaina e sostanze da taglio, oltre a numerose fialette di adrenalina e di anestetico. In quel caso gli inquirenti avevano ritenuto fosse tutto di proprietà di Santoro. Si passa quindi al 2015, quando quest’ultimo era stato condannato a tre anni e quattro mesi per violazione degli obblighi imposti dalla sorveglianza speciale, ricettazione e uso di documenti di identità falsi: Santoro si era fatto una “vacanza” in Colombia viaggiando con un passaporto falso.

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