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Nell'occhio del ciclone

Vallecrosia, il consigliere Quesada si schiera con il sindaco Ioculano e attacca Saviano: “I ventimigliesi non hanno bisogno delle sue lezioni”

Anche l'autore di Gomorra ha criticato il sindaco per la sua ordinanza che vieta la distribuzione di cibo ai migranti da chi non è autorizzato

iniziativa sulla scuola di cristian Quesada

Vallecrosia. A schierarsi apertamente con il sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano, in questi giorni oggetto di critiche per l’ordinanza firmata lo scorso anno con la quale si vieta a persone non autorizzate di distribuire vivere ai migranti, è il consigliere di opposizione Cristian Quesada.

Sul suo profilo, il consigliere vallecrosino, ha pubblicato un post nel quale testimonia la sua vicinanza al primo cittadino di Ventimiglia, stigmatizzando quanto dichiarato dallo scrittore Saviano in merito a Ioculano e ordinanza: “Se qualcuno vede Saviano gli spieghi che qui abbiamo un grande rispetto per la sua storia. Ma i Ventimigliesi non hanno bisogno delle sue lezioni. In questi due anni oltre ad aver subito una situazione molto difficile si sono distinti dimostrando solidarietà e altruismo. Al posto di prendersela col Sindaco provi a sensibilizzare le istituzioni a non lasciare Ventimiglia sola nella gestione di una situazione molto complessa. #Bastapolemichesterili #Savianodacciunamano”.

A fare chiarezza, in questi giorni di bufera mediatica, ci ha provato anche lo stesso Ioculano, che sempre su Facebook ha postato la seguente dichiarazione: “La mia amministrazione si è sempre BATTUTA per l’accoglienza, per il superamento dei confini e perché si costituissero dei corridoi umanitari europei affinché non si muoia sulle nostre autostrade o ferrovie. 
Siamo l’unica amministrazione che ha PRETESO che il campo gestito dalla Croce Rossa fosse aperto a chiunque senza bisogno di identificazione (nonostante il fatto che il 99% delle persone migranti siano identificate all’arrivo). 
Siamo stati gli unici a PRETENDERE la partecipazione delle associazioni di volontariato (previa autorizzazione della prefettura) alla vita del campo perché ci fosse un controllo esterno, una voce fuori dal coro ma soprattutto per consentire che OGNI ESERCIZIO DI SOLIDARIETÀ fosse possibile. Chi vuole aiutare ha i canali per farlo e in più casi ci siamo fatti portatori delle istanze di associazioni presso la Prefettura perché venissero accreditate.
Siamo gli unici che hanno PRETESO che ci fosse un servizio di affiancamento giuridico ai fini del riconoscimento dei diritti degli ospiti richiedendo il monitoraggio di ONG come UNHCR, Intersos, Save the children, Medici senza frontiere ecc.
La città di Ventimiglia, poco più di 25.000 abitanti, dopo due anni di “emergenza” oggi conta 3 punti in cui si dà assistenza alle persone in transito: Campo CRI, Caritas e centro delle Gianchette. In qualsiasi città, a maggior ragione se turistica e commerciale, l’assistenza deve essere ordinata e organizzata e rispettare requisiti igienico-sanitari in primis per la tutela delle persone in cammino.
Voglio sottolineare il fatto che MAI, e ripeto MAI, si è negato il cibo a nessuno. Il centro della CRI oggi richiede l’identificazione di tutti gli ospiti a seguito di episodi incresciosi tra gli ospiti del centro. Come da dati ministeriali il 99% delle persone che provano a superare il confine è identificato all’arrivo in Italia quindi non esistono motivi ostativi alla loro ospitalità presso il centro della CRI.
Non ci sono cittadini di serie A o B siano essi residenti o persone migranti: i principi di legalità e sicurezza ai fini della convivenza civile valgono per tutti. Sono i ventimigliesi che reggono il colpo e fanno accoglienza e meritano non solo rispetto ma anche di vivere in una città dove l’ospitalità e l’assistenza siano gestite e organizzate al meglio.
Respingo una lettura ideologica di un’ordinanza strumentale legata ad evidenti motivi contento stuali quando sono stato il primo a contestare e condannare l’ipocrisia e il bieco populismo di amministratori locali e regionali che rifiutano ogni tipo di accoglienza (es. il certificato sanitario)”.

Come per altro ben specificato nel testo dell’ordinanza, insomma, la stessa non è stata firmata con l’intento di privare i migranti del sostentamento, bensì per questioni di igiene e per la tutela dei migranti stessi: nessuno, infatti, vieta a chi vuole aiutare gli stranieri di portare confezioni di cibo alla Caritas o alla chiesa delle Gianchette, dove gli alimenti verranno cucinati rispettando tutte le norme igieniche prescritte dal sistema sanitario nazionale, senza rischio né pericolo per nessuno.

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