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Sanremo: non solo “furbetti del cartellino”. Quell’applauso delle mamme che scombina il giudizio del comune e il questionario rivolto ai dipendenti

E' la timbratura o il lavoro svolto il valore del dipendente pubblico? Applausi in consiglio per coordinatrice pedagogica licenziata ma stimata da mamme ed educatrici

Sanremo. Chissà cosa sarà passato nella testa del Segretario generale del comune di Sanremo quando l’applauso si è levato forte, composto, serio, inaspettato nell’aula del consiglio comunale durante la discussione sulla riduzione degli asili nido del comune.

Per capire quell’applauso bisogna fare un passo indietro di almeno un anno e mezzo. Il 22 ottobre 2015, con l’arrivo di 150 militari della Guardia di Finanza in comune, scattava il blitz destinato ad avere grande risalto mediatico: 196 dipendenti indagati, 43 arresti. Una bufera senza precedenti conclusasi con 32 licenziamenti decisi dalla commissione disciplinare composta praticamente dal solo Segretario generale, la dottoressa Concetta Orlando.

Da allora i dipendenti del comune di Sanremo sono diventati, loro malgrado, il simbolo del dipendente pubblico infedele: quasi ogni mese una troupe televisiva è in città per occuparsi dei “furbetti del cartellino”.

Un’immagine che non potrà certo essere riscattata dal questionario inviato in questi giorni ai dipendenti comunali con l’intento di scoprire tra le altre cose come “valorizzare le risorse umane” e qual è “il grado di condivisione del sistema di valutazione delle performance”.

Ci vuole veramente un questionario? Forse il il “criterio di valutazione delle performance” è già presente in quell’applauso scoppiato in consiglio comunale, davanti al Sindaco Alberto Biancheri e al Segretario generale Concetta Orlando, mentre si parlava di asili nido. Un applauso arrivato dalle decine di mamme ed educatrici presenti in sala, quelle che forse più di chiunque altro sono legittimate a dare un giudizio sul lavoro svolto negli anni da una dipendente del comune di Sanremo, la dottoressa Patrizia Lanzoni, il cui nome è stato fatto dall’assessore Costanza Pireri nel corso dell’esposizione della situazione degli asili nido.

Il caso della Lanzoni è emblematico, e ne parliamo solo per avere un riferimento circa quel criterio di valutazione che il comune vorrebbe ricercare tramite il questionario distribuito tra i dipendenti.

Per scongiurare il licenziamento della Lanzoni si era mosso il Gruppo di Coordinamento Pedagogico Regionale: “Abbiamo constatato la sua passione e la motivazione nel proporre e sostenere iniziative, profondendo un impegno che implica generosa dedizione di tempo e che spesso è stato da modello a tutto il gruppo di lavoro”.

Per la Dott.ssa Noemi Angelini, Psicologa del Lavoro, “laddove vigeva la regola del caso e l’incertezza del futuro pedagogico, la dottoressa Lanzoni, insieme al suo pregevole team, ha ristabilito l ‘ordine e reintrodotto regole educative di vitale importanza.”

L’ex dirigente del Servizio Famiglia della Regione Liguria, Giorgina Zaccaron, aveva scritto al sindaco che “il comune di Sanremo ha avuto, grazie al lavoro assiduo e costante della Lanzoni, riconoscimenti in tutto il territorio nazionale, moltissimi sono stati gli educatori che, nel corso degli anni, visitando i servizi per la prima infanzia del Comune di Sanremo hanno trovato contenuti sui quali riflettere nel proprio territorio.”

Un curriculum lavorativo di tutto rispetto, comprovato non dalla timbratura puntuale del cartellino bensì da chi opera sul territorio, ma il comune ha le sue regole: sordo e cieco fino a quando non arriva qualcuno da fuori a “portare la luce”, inflessibile nell’applicare il regolamento una volta emerse le irregolarità.

Il Segretario generale ha di sicuro applicato in modo puntuale la legge, punendo con il licenziamento le irregolarità nella timbratura di una dipendente che si spostava tra diverse sedi e diversi comuni avendo un incarico distrettuale, ma il caso è emblematico: posizioni simili ci sono di sicuro tra le decine di dipendenti colpiti da licenziamenti, sospensioni, sanzioni e rimproveri ma non a contatto diretto con il pubblico. In comune dal giorno del blitz si commenta a mezza voce la mole di lavoro sempre svolto da alcuni colleghi coinvolti nell’inchiesta e finiti agli arresti anche per danni erariali di poche decine di euro.

E forse è proprio questo che manca nel settore pubblico: un criterio di valutazione che tenga conto, oltre alla regolare timbratura del cartellino, anche del lavoro realmente svolto per evitare di perdere professionalità importanti. La timbratura certifica solo che un tal dipendente è presente in comune, ma non la qualità e la sostanza del suo lavoro.

Di sicuro chi non è presente non lavora nè bene nè male, semplicemente non lavora per quel che è pagato. Sarà il questionario del Segretario generale a risolvere il problema? Chissà, il meno impegnato ma più puntuale nella timbratura potrebbe anche essere il primo a compilare il modulo e a dare consigli per la valutazione del suo lavoro, avendone il tempo più di altri.