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Processo a Fèlix Croft, la difesa chiede la piena assoluzione: “Il fatto non sussiste e non è reato” fotogallery

“Se il racconto di Croft è genuino, allora i migranti a bordo della sua auto non erano clandestini, non erano jihadisti, erano rifugiati"

Imperia. “Chiedo di assolvere l’imputato perché il fatto non sussiste e non costituisce reato”. E’ questa la conclusione dell’arringa dell’avvocato Laura Martinelli di Torino che, insieme alla collega Ersilia Ferrante del foro di Imperia, assiste Félix Croft, il no border – passeur arrestato dai carabinieri di Ventimiglia il 22 luglio del 2016, mentre trasportava cinque migranti in Francia.

“Queste persone si trovavano in uno stato di bisogno tale da necessitare un aiuto”, ha dichiarato l’avvocato, “Bisogna tenere conto del fatto che l’imputato ha agito per scopi umanitari, per aiutare due bambini e una donna in gravidanza che non era assistita in maniera adeguata. Per aiutare una famiglia che fuggiva da un paese dove è in corso uno dei più sanguinosi conflitti del secolo”.

E ancora. “Se il racconto di Croft è genuino, allora i migranti a bordo della sua auto non erano clandestini, non erano migranti irregolari, non erano jihadisti, erano rifugiati. E come rifugiati avevano valido titolo di soggiorno ed ingresso in Francia e quindi il loro ingresso non configura l’ipotesi criminosa”.

Secondo il legale dell’attivista francese, inoltre, “bisogna tenere conto della sentenza che il Tribunale di Nizza ha espresso su Cédric Herrou”: l’agricoltore francese che, per aver aiutato circa duecento stranieri a proseguire il loro viaggio, è stato condannato con una ammenda di 3mila euro, in quanto ha agito per solidarietà e non per lucro.