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Porto di Imperia: sentenza storica in Appello a Torino, imputati assolti per Gotti pena ridotta a sei mesi foto

E' finito oggi il secondo grado di un processo che aveva bloccato la costruzione dell'approdo cittadino

Imperia. È arrivata, dopo due ore di camera di consiglio, la sentenza in Corte d’Appello a Torino per l’inchiesta-terremoto sulla presunta truffa ai danni dello Stato per la costruzione del porto di Imperia. Ed è una sentenza che passerá alla storia. Tutti assolti, per Gotti Lega la pena è stata ridotta di sei mesi, per Paolo Calzia reato prescritto per la vicenda della montagna di terra che prevedeva una sanzione di 300 euro. Comunque anche lui è stato assolto dagli altri reati come gli altri imputati.

A finire sotto processo tra gli altri l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone, che era alla guida del Gruppo Acqua Marcia, che, con la collegata Acquamare, avrebbe dovuto realizzare il bacino portuale. Ma c’erano anche nomi importanti considerati i fidati collaboratori del costruttore e quindi del Comune di Imperia come  Paolo Calzia e Ilvo Calzia. Un processo che secondo gli avvocati è costato tra indagini, perizie, dislocazione a Torino e intercettazioni circa 1 milione di euro. E ora ci si domanda chi pagherà il conto.

LE RICHIESTE DELL’ACCUSA. Il 9 gennaio scorso il pm Giancarlo Avenati Bassi aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione e 2000 euro di multa per Francesco Bellavista Caltagirone. Per Merlonghi era stata avanzata una richiesta di 1 anno e mezzo, Gotti Lega, 4 anni e 1500 euro, Conti 3 anni e 1000 euro, Degl’Innocenti 2 anni e mezzo e 1000 euro, Paolo Calzia 1 anno e 4 mesi e 800 euro, Morasso 1 anno. Nei confronti della società Acquamare srl il pg aveva chiesto la sanzione di 1 milione di euro e la confisca di beni per 50 milioni. La prescrizione è stata chiesta per Domenico Gandolfo, ex amministratore di Porto di Imperia spa e Ilvo Calzia, dirigente del Comune di Imperia. In primo grado, il 7 novembre 2014 sempre a Torino, i dieci imputati erano stati assolti “perché il fatto non sussiste”. A presentare ricorso in appello erano stati oltre ad Avenati Bassi anche l’Appi, Associazione dei titolari di posti barca dello scalo turistico e il Comune di Imperia.

FALLIMENTO PORTO DI IMPERIA SPA. Come non ricordare poi che il sostituto procuratore della Repubblica Alessandro Bogliolo non ha ravvisato alcun reato nella gestione della Porto di Imperia Spa e per questo motivo ha chiesto di chiudere il capitolo (e archiviarlo) sull’inchiesta relativa alla bancarotta relativa al fallimento della società che gestiva il porto turistico cittadino. Una Spa partecipata rispettivamente al 33% da Comune, Acquamare Srl (società riconducibile alla galassia del gruppo Acqua Antica Pia Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone) e Imperia Sviluppo (in mano all’imprenditore imperiese Gianfranco Carli). Nomi di spicco dell’economia e del business figuravano iscritti nel registro degli indagati Gianfranco Carli, Beatrice Cozzi Parodi e ancora Pietro Isnardi, quindi Francesco Bellavista Caltagirone, Roberto Rommelli, Andrea Gotti Lega e Delia Merlonghi, Davide Ferrari, Silvano Montaldo, Sergio Roggero, Marino Arimondi e Carlo Conti.

COME ERA NATA LA STORIA L’inchiesta sul Porto di Imperia era stata avviata nell’ottobre 2010 dopo un esposto presentato dal Pd. Un terremoto giudiziario culminato con l’arresto dell’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone. Tutto era iniziato quando la Procura aveva aperto un fascicolo sulla realizzazione del nuovo approdo, commissionato alla società Acquamare di Caltagirone Bellavista, perché voleva chiarire le modalità di assegnazione dell’appalto da parte del Comune di Imperia.  Ne erano seguite accese polemiche anche per la revoca della concessione. Una decisione che la società costruttrice, la Acquamare di Caltagirone Bellavista, aveva definito “un atto gravissimo”, annunciando ricorsi al Tar e Consiglio di Stato ancora pendenti. Il nuovo porto di Imperia è un’opera da 140 milioni di euro. I lavori erano cominciati nel 2007 e non sono mai stati completati tanto che il Comune ha ottenuto un tesoretto da 6,5 milioni di euro. Va anche ricordato che per la costruzione dell’approdo non è mai stato emesso un bando di gara, e i magistrati volevano capire se ciò fosse stato giustificato o meno. Inoltre i costi iniziali avrebbero dovuto essere in un primo tempo di 30 milioni, ma erano poi lievitati fino ai 140. Caltagirone Bellavista entrò nell’affare nel 2005 con l’acquisizione del pacchetto azionario della società Porto di Imperia, firmando successivamente con il Comune un accordo per affidare ad Acquamare la costruzione del Porto.

ARCHIVIATA LA POSIZIONE DI SCAJOLA. Quattro anni fa, era il 7 gennaio, era arrivata poi l’archiviazione della posizione dell’ex ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola. Lo aveva deciso il gip d’Imperia Massimiliano Botti cancellando quindi le accuse per associazione per delinquere. Archiviate le accuse anche nei confronti degli ex presidenti della Porto di Imperia spa, Beatrice Parodi, Pietro Isnardi e Antonino Parisi, e per l’ingegnere di Acquamare Maria Rosaria Campitelli.

LA SITUAZIONE DEL PORTO Il porto doveva essere il più grande, il più bello del Mediterraneo. A gestirlo è la società in house Go Imperia. E’ carente in  molti servizi. La viabilità a cominciare dall’ingresso allo scalo è assente ed è oggetto di molte lamentele. Manca il distributore di carburante. Non esiste un bar, un ristorante, un negozio. Le docce e i servizi igienici distanti un chilometro circa dai moli sono ridicoli. Mancano le condotte al depuratore che dista poche centinaia di metri. Moli, banchine e passeggiate inoltre sono usurate. Piastrelle staccate, rattoppi e molte colonnine d’ormeggio sono spesso fuori uso.

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