Porto di Imperia, i titolari dei posti barca: “Approdo costruito con i nostri soldi e ora indagati” foto

Situazione kafkiana in banchina per un'inchiesta che ha "colpito" 84 persone

Imperia. Franz Kafka, se fosse ancora in vita, potrebbe scrivere un altro dei suoi libri. Perché la vicenda del porto, vista da un’altra prospettiva, sembra ancora più incredibile e contorta. Ci sono i titolari dei posti barca e quelli associati all’Appi, che è l’associazione dei piccoli proprietari, che si sentono “fregati” due volte e che ora urlano ai quattro venti la loro rabbia dopo essere stati indagati dalla procura di Imperia per occupazione abusiva del demanio marittimo.

E ora rivendicano un diritto: “Il porto è stato costruito con i nostri soldi, quei 150 milioni di euro consegnati ad Acquamare per acquistare un posto barca credendo sulla parola e sperando di essere tutelati da un Comune che sapeva quel che facevano i costruttori e lo hanno detto anche i magistrati a Torino. Oggi la Go Imperia, la società che lo gestisce, invece, ci chiede il pagamento di 1 milione e 200 mila euro di oneri di gestione per un periodo di tre anni, un po’ come se battesse cassa per le “spese condominiali” delle banchine. Cifre che, ovviamente, abbiamo contestato – spiega Maria Sorbo, presidente di Appi – e la conseguenza, ma era già nell’aria, è stata quella che siamo stati indagati per occupazione abusiva del demanio marittimo. Incredibile. Forse la cifra corretta da pagare sarebbe stata di 400 mila euro, almeno un terzo in meno. Non sono cifre inventate, ma calcolate tenendo presente le tariffe di mercato peraltro praticate da un approdo vicino, come quello di Sanremo, che oltretutto è completo e offre servizi garantiti”.

E invece che cosa è successo? “Che una mattina di metà marzo è arrivato l’ufficiale giudiziario e ha suonato alla porta di casa con un avviso di garanzia in mano – dice Enzo Giardiello, uno dei titolari del posto barca indagato dalla procura –  e come me altri 83 persone (una ventina sono gli associati Appi ndr) che definiamo non dei “Paperoni”, ma dei “Paperini” che avevano investito denaro per acquistare un posto barca in un approdo incompleto, ora finito nella nebbia e nel degrado”.

Caltagirone però ha incassato 140 milioni dalle banche e 150 milioni da coloro che nel 2007 si erano lasciati “conquistare” dall’offerta di prendere un posto in banchina per ormeggiare scafi dai 10 ai 70 metri con la speranza, un giorno, di vedere l’approdo tirato a lucido e finito. Oggi l’orchestra suona tutta un’altra musica e dal girone dantesco i diportisti cercano di uscire senza altre ferite.  “Siamo arrabbiati, è vero – tuona l’architetto Sorbo – il porto è incompleto, senza servizi e assolutamente carente e ora la Go Imperia batte cassa: ha chiesto ai titolari di sottoscrivere un nuovo contratto di gestione, ma sappiamo anche il motivo. Entro aprile dovrà dare una grossa fetta di denaro alla Porto di Imperia e quei soldi in cassa, secondo noi, non ci sono. I proprietari dei posti barca sono rimasti l’ultimo appiglio. Siamo indagati, lo sappiamo, ma siamo pronti a difenderci da questa ennesima presa in giro”.

I diportisti “avvisati” dalla magistratura sono provenienti da tutte le regioni d’Italia e dall’estero Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna. Si sono ritrovati in una burrasca giudiziaria che potrebbe avere conseguenze pesanti come quella del sequestro dell’imbarcazione stessa. Roba da Franz Kafka, appunto. “Soldi investiti dopo aver lavorato una vita, ora indagati perché la Go Imperia pretende gli onori di gestione (salatissimi) che non vogliamo pagare. E a noi chi paga i danni di aver acquistato un posto in un porto che è una colossale incompiuta? Una storia incredibile, roba davvero da film”, dicono i proprietari indagati che si preparano a difendersi in tribunale. Concluso il processo d’appello inizia un altro capitolo della storia infinita del “porto più bello del Mediterraneo”.