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“Dare per avere”, nell’era dei social network il partigiano 91enne Alfredo Schiavi dà lezioni di comunicazione foto

Come non leggere del caffè con Vittorio Valletta o dell'aver versato dell'acqua addosso ad uno sgorbutico, con gli italiani, barista di Ginevra

Sanremo. Ne verranno ristampate altre 5mila copie, si tratta del piccolo grande vademecum “Dare per avere” che porta la firma di Enrico Revello segretario provinciale dello Spi-Cgil e di Alfredo Schiavi un giovanotto di 91 anni originario del pavese, ex partigiano, combattente, gappista, tipografo a Torino, con collaborazioni con Cesare Pavese, Italo Calvino e Giovanni Arpino e impegnato politicamente nel Pci che fu. Schiavi da qualche anno ormai ha scelto Sanremo come buen retiro ma non si sottrae al suo “lavoro” di uomo sandwich, oltre ad essere il grafico delle iniziative dello Spi-Cgil e dell’Anpi.

In questa guida/decalogo, corredata di appunti umoristici del vignettista Palex, Alfredo Schiavi racconta con il suo pungente umorismo, come svolgere al meglio il “mestiere” di uomo sandwich dando preziosi e collaudati consigli. Ad esempio, “offri il volantino sempre di piatto con il davanti dello stesso onde attirare l’attenzione del “cliente” e mai in verticale come se tu offrissi un pesce tenendolo per la coda.”

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Oppure fra i tredici consigli troviamo: “quando il volantino finisce nelle mani del “cliente” devi sempre dire “grazie”. Prima che finisca nelle sue mani dire “permette” è segno di educazione.”

Questo volumetto di circa un’ottantina di pagine, se nella prima parte dà consigli tecnici e pratici a chi volesse addentrarsi nel mondo del volantinaggio e non solo, nella seconda parte c’è spazio alle storie di una vita che spesso e volentieri Schiavi racconta dalle colonne di Facebook, perchè se una volta la propaganda politica o sindacale si faceva coi volantini, ora è la volta dei social network.

Come non leggere del caffè con Vittorio Valletta o dell’aver versato dell’acqua addosso ad uno sgorbutico, con gli italiani, barista di Ginevra e tanto altro ancora. Le storie di Alfredo Schiavi sono uno specchio dell’Italia di allora, di quell’Italia che usciva dalla guerra e tanti cittadini venivano presi da un sano ardore politico, un amore verso la cosa pubblica che ancora oggi, qualche “vecchietto” cerca di diffondere.