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Comitato Salvataggiasca al lavoro con un pool di tecnici ed esperti sulla Dop per l’oliva da mensa

Il presidente Simone Rossi: "Una proposta da condividere con tutti i soggetti della filiera olivicola per proteggere un prodotto di eccellenza patrimonio del nostro territorio"

Liguria. Non si ferma l’impegno del Comitato SalvaTaggiasca che sta procedendo – grazie anche al supporto e alla consulenza di esperti – nel delicato compito di “vigilanza” e tutela del prodotto principe del territorio imperiese, l’olio extravergine e le olive da tavola monocultivar taggiasca.

Nei mesi scorsi il “no alla Giuggiolina”, l’ipotesi di sostituzione nel registro varietale del nome “taggiasca” con il sinonimo appunto di giuggiolina per poter arrivare a ottenere il riconoscimento della Dop – iter portato avanti dalle associazioni di categoria, Consorzio di tutela dell’olio Dop, Industriali e Regione – aveva unito molti soggetti delle filiera olivicola locale (oltre 700 le firme) convinti che una simile scelta avrebbe comportato pesanti conseguenze per tutto il territorio.

A che punto siamo oggi? Dopo la riconferma della oliva Taggiasca come cultivar da parte del Ministero, con l’iscrizione nel registro delle piante da frutto, esiste comunque la necessità e il dovere, da parte di tutto il comparto, di proteggere un prodotto di eccellenza collegandolo strettamente al territorio di produzione.

“Pensiamo sia indispensabile individuare – spiega infatti il presidente del Comitato SalvaTaggiasca Simone Rossiuna linea di salvaguardia della oliva taggiasca, consapevoli che una certificazione, per portare i migliori benefici sul territorio, debba coinvolgere ed essere approvata da tutte le componenti della filiera di produzione, trasformazione e commercializzazione. In questo momento la necessità è quella di andare ad attribuire la Dop alle olive da mensa del Ponente Ligure di cultivar Taggiasca, prodotto che sempre più va ad affermarsi sui mercati sia nazionali che esteri e ha quindi bisogno di un legame sempre più stretto col suo territorio di origine”.

La linea del Comitato è chiara: no alla sostituzione del nome che identifica il territorio del ponente ligure, sì a una forma di tutela che “blindi” le produzioni all’interno del luogo d’origine.

“Abbiamo e stiamo studiando – continua Rossi – aiutati da tecnici esperti delle linee importanti da seguire sempre più convinti che una certificazione come quella attribuita dalla Dop deve essere volontaria, non obbligatoria; non deve intaccare quella ricchezza commerciale, ottenuta negli anni dagli altri prodotti dell’oliva (Dop dell’olio e monocultivar Taggiasca); deve essere il più vicina possibile a tutto il comparto oleicolo e deve coinvolgere tutte le aziende, dalle più piccole alle più grandi; non deve gravare troppo a livello di burocrazia; deve tenere conto che i costi diretti ed indiretti non incidano in maniera pesante sul prezzo finale; deve garantire in modo totale la qualità e la tipicità del prodotto ai consumatori. Ogni azienda deve essere coinvolta, informata ed ascoltata, in modo che possa dare il suo sostegno convinta e sicura della strada intrapresa”.

Il Comitato SalvaTaggiasca rinnova dunque l’appello alle istituzioni preposte che stanno portando avanti il contestato percorso di tutela dell’oliva ligure: “Chiediamo alle istituzioni competenti, di darci il loro appoggio e sostegno, per aprire un tavolo di dialogo, mettendo a disposizione anche i loro esperti – concludono dal Comitato – per raggiungere lo sperato traguardo che porterebbe una fonte di ricchezza all’economia del territorio, convinti che chi non perseguirà questa strada di dialogo e collaborazione avrà una grande responsabilità nei confronti di tutto il comparto e di tutto il territorio. non è vero che siamo contrari all’ottenimento della denominazione d’origine.

Tutti coloro che con forza si sono imposti alla cancellazione della taggiasca e hanno sostenuto il nostro comitato – sono oltre 700 e ringraziamo tutti per il prezioso apporto – sono fermamente convinti della necessità di ottenere la Dop per l’oliva taggiasca: sperano venga fatta, fatta bene, ma non vogliano la privatizzazione di un bene di tutto il territorio”.