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Naufragio Norman Atlantic, il turco-imperiese Delice parte civile al processo di Bari foto

Il drammatico racconto di Osman Omer Delice, artigiano turco che abita a Imperia salvato dall’elicottero della Marina

Imperia. Si è costituito parte civile, attraverso il suo legale Tito Schivo, l’artigiano di nazionalità turca Osman Omer Delice, 55 anni, residente in via Clavi a Imperia, sopravvissuto al naufragio del traghetto “Norman Atlantic” avvenuto tra la Grecia e Ancona il 28 dicembre 2014.

La prima udienza che causò la morte di 9 persone e 19 dispersi fra i passeggeri, si terrà nell’aula Bunker di Bitonto il prossimo 20  marzo e proseguirà sino al 31 dello stesso mese, per poi riprendere dal 3 all’8 aprile. A motivare la scelta dell’aula bitontina dove si svolgono i processi contro la mafia è “l’esorbitante numero delle parti presumibilmente presenti all’udienza” fissata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Alessandra Piliego, dopo il deposito della perizia sulle scatole nere e sulla nave.

I periti incaricati dal gip di Bari Alessandra Piliego hanno depositato la relazione conclusiva sugli accertamenti fatti a bordo, che comprendono le verifiche sugli impianti antincendio, sulle scatole nere e su tutte le attrezzature di bordo. Un dramma che ancora oggi l’artigiano che abita a Imperia ha la fortuna di poter raccontare. Allo stesso tempo chiede giustizia perché ha rischiato di morire in quella tragedia del mare che adesso verrà rievocata al processo in Puglia.

“Io fui salvato da un elicottero. La mia salvezza arrivò dal cielo – racconta a Riviera 24.it Osman Delice – Avevo paura di morire. La gente urlava, non sapeva che osa fare quando scoppiò l’incendio. Ci fu il panico tra i 500 passeggeri del traghetto e in 11 morirono. Le fiamme lambivano a tratti anche il ponte su cui ci trovavamo, mentre nella pancia del traghetto avvertivamo ogni tanto delle esplosioni. La nave, intanto, si inclinava sempre di più. La maggior parte delle persone, infatti, per sfuggire al freddo erano rintanate in quei pochi ambienti rimasti agibili. Ma era tutto pieno di fumo e rischiavano un’intossicazione”.

L’artigiano si trovava a bordo della nave quando trascorse poche ore di navigazione era scoppiato un incendio a seguito del quale la sua auto era andata completamente distrutta così come tutto il bagaglio e i documenti. La nave era stata trainata a Brindisi. “Ho perso il passaporto, la carta di soggiorno rilasciata dalla Questura di Imperia, quindi alcune cambiali per un totale di 71.500 lire turche che erano state intestata a me dal signor Kenan per l’acquisto di un appartamento in Turchia ed altre cambiali per un totale di 10 mila lire turche intestate a me dal signor Kaban. Ho perso anche quattro telefoni cellulari, tre valigie piene di indumenti, gli atti di proprietà dell’eredità di mio padre, un paio di occhiali da vista per guidare, un navigatore satellitare, un computer portatile, una macchina fotografica ed altri oggetti”, dice.

I ricordi sono ancora ben nitidi nella mente dei sopravvissuti e anche dell’artigiano turco-imperiese. “In modo differente, camionisti, turisti e passeggeri si sono trovati a vivere una situazione drammatica”, racconta l’artigiano turco di Imperia. Era l’alba quando venne diramata la notizia di un grave incendio scoppiato a bordo del traghetto di bandiera italiana Norman Atlantic, con circa 500 persone a bordo, mentre navigava da Igoumenitsa (Grecia) ad Ancona. La nave si trovava nel Canale d’Otranto, a circa 30 miglia dalla costa italiana. Le condizioni meteorologiche nella zona erano estreme, mare in burrasca, con onde di 6 metri e venti fino a 40 nodi (75 km/h). Eravamo nel buio più totale, in piena burrasca, in balia di onde alte 6 metri. “Ho avuto paura, tanta paura. Ma mi sono fatto coraggio perché volevo riabbracciare i miei familiari che mi aspettavano a casa. C’era una pioggia fitta e insistente e il vento soffiava forte. Era difficile persino stare in piedi. Ricordo il fumo denso che bruciava gli occhi e le gola. Il ponte era inclinato e lì c’erano già tante persone, bagnate, infreddolite, stremate, disidratate, terrorizzate. Si accalcavano una addosso all’altra per vincere il freddo intenso di una notte invernale di fine anno in mare aperto”.

Nell’indagine, coordinata dai pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano, sono indagate 12 persone per i reati di cooperazione colposa in naufragio, omicidio plurimo e lesioni nei confronti di centinaia di parti offese.

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