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In Riviera sempre più giovani in pellegrinaggio a Lourdes per combattere depressione, dipendenza e solitudine

Henricus Otten: "Oggi più di ieri il trascendente è diventato cura della sofferenza umana e delle nuove frontiere che questa ha raggiunto"

Imperia. Non chiedono un miracolo ma solo di poter intraprendere un viaggio che è prima di tutto un percorso spirituale e umano. Sono le nuove generazioni dell’imperiese che per combattere i mali oscuri della società di oggi, quali la depressione, la dipendenza, la solitudine, sempre più spesso decidono di partecipare a un pellegrinaggio religioso.

“Negli ultimi anni c’è stato un aumento considerevole di under 30 che ricercano la presenza di Dio – spiega Henricus Otten, direttore del servizio pastorale di Turismo e pellegrinaggi della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo –. Oggi più di ieri il trascendente è diventato cura della sofferenza umana e delle nuove frontiere che questa ha raggiunto. Decidono di intraprendere un pellegrinaggio a Lourdes piuttosto che in altri luoghi sacri ragazzi che vogliono combattere malattie come la depressione, la dipendenza e anche la solitudine. La solitudine è un male che i giovani dell’epoca attuale sentono fortemente. E questo perché sono diventati schiavi di quelli che io chiamo falsi dei. Ovvero del denaro, del sesso e soprattutto del successo. Tutti si pongono obiettivi sempre più alti, tutti impegnano sforzi, tempo ed energie per il loro raggiungimento e quando giungono alla meta non sono appagati. Entrano così in un circolo vizioso, in quanto la non soddisfazione genera un nuovo desiderio che a sua volta ne genera un altro e un altro ancora. La smania di successo si traduce allora in malinconia, tristezza fino ad evolvere in quella trappola infernale che si chiama depressione”.

Ecco allora che, dietro il consiglio di familiari, del parroco o di associazioni, i giovani più fortunati si affidano al cammino spirituale, che diventa possibilità di raggiungere punti di riferimento solidi, concreti, duraturi, che diventa speranza di ritrovare se stessi. “Tendenzialmente – prosegue Otten – coloro che decidono di fare un pellegrinaggio diventano poi volontari. Infatti di pari passo alla crescita del numero di pellegrini, è aumentato anche quello dei giovani volontari. Ciò accade in quanto durante il pellegrinaggio si entra in contatto con esperienze umane intense, che segnano il profondo. Assistere una persona malata, parlarle, arricchire il suo cuore con tutto ciò che Gesù ha coltivato di buono in ciascuno di noi, trasforma, educa e ti guida per il resto della vita. Ecco perché vedere le fila dei minibarellieri e delle minidame ingrossarsi giorno dopo giorno sempre di più riempie d’orgoglio”. Ecco perché in questo mondo che corre veloce, dominato da internet e cellulari il pellegrinaggio è diventato uno strumento di consolazione per le malattie del corpo e soprattutto dell’anima.

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