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Festival: 1.300 euro e il diritto di applaudire o fischiare. Unica trasmissione tv con pubblico pagante foto

Un'esclusiva del pubblico del Festival. Nel 2013 Crozza e nel 2012 Celentano fermati da fischi e insulti. Stessa sorte per Tatangelo, Marcello Lippi e Placebo

Sanremo. 660 euro per il biglietto. Se ci aggiungiamo l’albergo, un buon ristorante e qualche souvenir si arriva facilmente a mille. Questa è la cifra minima che gli appassionati del Festival di Sanremo sono disposti a spendere pur di assistere dal vivo, in teatro, alla serata finale del Festival di Sanremo.

Un abbonamento a tutte le serate costa invece 1.290 euro, e se si pensa alle spese di albergo e ristorante per una settimana, la cifra diventa molto più importante.

Non è della cifra in sé che vogliamo parlare, per quanto corrisponda allo stipendio medio di un lavoratore e sia il doppio di una pensione minima: lo spettacolo ha le sue regole e chi può spende come meglio crede. La cifra è però importante per sottolineare la particolarità del Festival nel panorama nazionale, e forse internazionale, delle trasmissioni televisive.

Il Festival è l’unica trasmissione televisiva con il pubblico pagante, ed è un elemento fondamentale: nelle trasmissioni tradizionali, infatti, il pubblico è invece pagato dalla produzione o, nella migliore delle ipotesi, ospitato gratuitamente ma sempre con la semplice funzione di comparsa. Ogni gesto, ogni urletto, ogni risata, ogni applauso è deciso dalla produzione e guai a chi sgarra. Finti sorrisi, finta indignazione, finti applausi.

Al Festival no. Al Festival il pubblico paga e rivendica il diritto di applaudire o fischiare cantanti, presentatori, ospiti e comici secondo le sensazioni che gli stessi artisti trasmettono. Una cosa alla quale non siamo abituati, e che spiega bene perchè il palco di Sanremo faccia tremare le gambe anche agli artisti più affermati: il pubblico di Sanremo è eterogeneo e un po ruspante, e non è propenso a perdonare un errore dell’artista che si esibisce.

Un rito, quello del giudizio diretto, che si ripete ogni anno anche nel momento della dichiarazione dei vincitori, con un effetto che appassiona chi fino a quel momento ha seguito il Festival dal televisore di casa.

Negli anni alcuni ospiti, in particolare i comici, sono stati oggetto di contestazione da parte del pubblico al punto da dover interrompere la loro esibizione. Accadde nel 2013 anche a Maurizio Crozza, che intratterrà il pubblico del Festival anche quest’anno.

Crozza dopo un’imitazione di Silvio Berlusconi rimediò un minuto di insulti, anche pesanti, e dovette intervenire il direttore artistico Fabio Fazio per riportare la calma. Cose impensabili in una normalissima trasmissione televisiva, dove se accade qualcosa di strano è comunque sempre pilotato dalla produzione.

Nel 2012 era toccato a Celentano: fischi e contestazione di parte del pubblico per un suo attacco ai giornali cattolici.

Nel 2010 venne fischiato un intervento di Marcello Lippi, allora CT della nazionale di calcio.

Nel 2008 fischi e urla anche per la Tatangelo, dopo una sua dichiarazione d’amore a Gigi D’Alessio fatta dal palco.

Nel 2001 i Placebo uscirono di scena al grido di “scemi scemi” e “pezzi di mer*a” perchè avevano distrutto una chitarra in scena.

Anche i professionisti più calmi per tradizione, come gli orchestrali, restano coinvolti dal clima della sala: nel 2010, in disaccordo con l’eliminazione di una canzone, i professori dell’orchestra del Festival protestarono in modo plateale lanciando gli spartiti sul palco. Rimediarono una ammonizione ufficiale ma tanta simpatia e apprezzamento per quel gesto in qualche modo rivoluzionario nell’ambiente ovattato della tivù preconfezionata.

Ma al di là di questi episodi eclatanti, il giudizio del pubblico sanremese si manifesta di continuo durante le cinque serate, conferendo al Festival quella sua unicità di palco più difficile d’Italia.

Prepariamoci quindi a rivivere quegli unici applausi e fischi genuini, condivisibili o meno, dispensati da chi paga profumatamente per assistere ad uno spettacolo che ogni anno appassiona tutta l’Italia, della quale rappresenta un pezzo importante di storia. Anche per gli snob che ne parlano male…

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