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Vicariato di Pieve di Teco, giornata mondiale del migrante: 130 i profughi accolti nella diocesi

A raccontare la sua esperienza di parroco che ha accolto a Ortovero, nella canonica, una decina di profughi, è don Italo Arrigoni

Pieve di Teco. Si celebra oggi in diocesi la 103ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Quest’anno è stato scelto il vicariato di Pieve di Teco per ospitare la festa e sensibilizzazione fedeli, animatori della pastorale e gruppi di giovani alle tematiche dei migranti. «Sono già circa 130, a oggi, i profughi accolti in diocesi e ospitati in case canoniche non utilizzate – spiega il vescovo Guglielmo Borghetti –. L’accoglienza dei profughi per una comunità parrocchiale è il segno di una cultura della ospitalità e dell’accoglienza che contraddistingue una comunità cristiana». «Normalmente – aggiunge il presule ingauno – i gruppi sono di numero contenuto e composti da persone aventi diritto d’asilo e selezionate; non costituiscono un problema, ma l’opportunità di confrontarsi con vicende e destini tragici di persone e di intere popolazioni; sono l’occasione di aprirsi alla mondialità e forse anche a riflettere sui nostri stili di vita. Il timore e la diffidenza producono una cultura dell’avversario e della esclusività. La Chiesa è inclusiva, non teme l’altro soprattutto se di diversa nazionalità, cultura e religione. La nonviolenza a cui ci richiama papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata della pace 2017, comporta uno stile di fraternità accogliente».

A raccontare, sulla pagina di Avvenire di oggi, la sua esperienza di parroco che ha accolto a Ortovero, nella canonica, una decina di profughi, a inizio dicembre scorso, è don Italo Arrigoni che racconta così la sua esperienza durata circa un mese. «Alle sette del mattino (del 7 dicembre, ndr) i ragazzi sono arrivati a Pogli. Nel pomeriggio ho celebrato la novena dell’Immacolata nella chiesetta che è proprio vicina al luogo dove nel 1912 il ragazzino Cesare Pisano (frate Ave Maria) perdeva la vista. Eravamo già nel vespro della Immacolata, con i parrocchiani ci siamo affidati alla Madonna, così come faceva san Luigi Orione, fondatore degli Eremiti ciechi della divina Provvidenza, congregazione religiosa dove frate Ave Maria era stato accolto nel 1920. Proprio la Madonna Immacolata ha segnato un gesto di grande carità e accoglienza, i “ragazzi” sono saliti alla chiesetta per la Messa e si sono fermati a salutare la popolazione, bisogna dire che dieci ragazzi di colore tutti insieme, schierati come a una premiazione olimpica, nessuno mai li aveva visti a Pogli, per primi sono stati i chierichetti che hanno cominciato a stringere le loro mani, poi il parroco e i parrocchiani».

«Ho ricevuto delle belle testimonianze – aggiunge don Italo – Per molte persone questa presenza è stata una grande occasione per esercitare la carità e la misericordia proprio a conclusione del Giubileo, un altro parrocchiano ha messo a disposizione un appartamento libero a Pogli per ospitarli, un gruppo di studenti che parlano bene l’inglese ha trascorso con i migranti la sera di Natale, la Messa e la tradizionale “cioccolata calda”, anzi nel pomeriggio di Natale hanno chiacchierato a lungo insieme». «Ho preparato del materiale illustrativo: la mappa delle tante guerre (la triste realtà della guerra mondiale a pezzi), la riflessione della chiesa italiana sui migranti, il bel mensile della Caritas, dove, tra gli altri, un ragazzo di Ortovero, che frequenta il liceo, raccontava la triste vicenda dei migranti morti al largo di Lampedusa. Proprio per dire anche a quelli che non frequentano la Chiesa e non conoscono il Vangelo la bellezza di quell’accoglienza che era alla base nei nostri paesini dell’entroterra, quando da poveri si diceva che dove mangiano cinque possono mangiare anche sei e nessuno era escluso, poveri ma gran signori e buoni cristiani». Ora i migranti tornano a Loano. «Dico agli amministratori comunali di non avere paura di accogliere Gesù, ai confratelli preti di andare a trovare Gesù, lì in quel santo luogo, il monastero di Sant’Agostino, dove abiteranno i dieci ragazzi; agli operatori dei mass media di conoscere ancora di più e meglio questa grazia dell’accoglienza. Andate anche voi alla grotta a conoscere il bambino Gesù, anzi i dieci “Gesù”. E vi chiedo di ripetere quel gesto dei miei chierichetti, stringete loro la mano e commuovetevi un po’, nel giudizio finale il Signore vi dirà: ero forestiero e mi avete accolto», conclude don Italo.

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