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Tempi di attesa biblici e servizi insoddisfacenti, la Liguria retrocede nella classifica delle realtà sanitarie d’eccellenza

E' quanto emerge dall’Ips (Indice di performance sanitaria) realizzato dall’Istituto Demoskopika sulla base di sette indicatori

Genova. Tempi di attesa biblici, spesa ingente e servizi nel complesso insoddisfacenti: la Liguria perde punti sul fronte dell’efficienza sanitaria. Se lo scorso anno risiedeva nell’area delle realtà sanitarie d’eccellenza d’Italia, quest’anno retrocede di ben quattro posizioni collocandosi al dodicesimo posto. E’ quanto emerge dall’Ips (Indice di performance sanitaria) realizzato dall’Istituto Demoskopika sulla base di sette indicatori: soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, spesa sanitaria, famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, costi della politica.

A guidare la classifica è il Piemonte che con un punteggio pari a 492,1, conquista la vetta, spodestando il Trentino Alto Adige che, pur collocandosi nell’area delle regioni con un efficiente sistema sanitario  con 403,9 punti, ha registrato una retrocessione di tre posizioni rispetto al 2015. La Lombardia, con 450,5 punti, mantiene saldamente la sua seconda posizione immediatamente seguita sul podio dall’Emilia Romagna con 438 punti. Nel gruppo, ben più consistente, delle regioni “influenzate” si collocano ben nove realtà: oltre al Lazio che, con 318,1 punti, si posiziona in coda all’area perdendo ben 10 posizioni, si piazzano Valle d’Aosta (375,4 punti), Toscana (370,7 punti), Marche (364,7 punti), Umbria (351,8 punti), Molise (347,2 punti). E, ancora, Veneto (336,3 punti), Liguria (335,9 punti) e Friuli Venezia Giulia (319,6 punti). Sono tutte del Sud, infine, le regioni che contraddistinguono l’area dell’inefficienza sanitaria: Sardegna (277,9 punti), Basilicata (272,1 punti), Abruzzo (269,1 punti) e Campania (259,3 punti). Nelle ultime tre postazioni delle realtà sanitarie più “malate” si posizionano Puglia (243,3 punti), Sicilia (234,5 punti) e Calabria (223,8 punti).

Nel 2016, secondo Demoskopika, circa 10 milioni di italiani (il 17,6%) hanno rinunciato a curarsi per le lunghe liste di attesa o perché, non fidandosi del sistema sanitario della regione di residenza, non hanno potuto affrontare i costi della migrazione sanitaria ritenuti troppo esosi. In particolare, poco meno di una famiglia su due (47,1%) ha rinunciato a curarsi per le lunghe liste di attesa il 12,8% dei casi; per motivi economici il 17,4%; perché in attesa di una risoluzione spontanea del problema il 6,75; per “paura delle cure” il 1,5%; per impossibilità di assentarsi dal luogo di lavoro il 4,8%.

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