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Soccorso medico e religione: le cautele nell’assistere le donne di fede musulmana

Sono gli uomini a chiamare il 118. I mariti controllano il comportamento degli operatori e sono più tranquilli in presenza di personale medico femminile

Imperia. “La percentuale di nascite in provincia di Imperia per quanto riguarda le famiglie straniere si aggira intorno al 30 per cento del totale. All’ospedale di Imperia è numerosissima la presenza di turchi, seguono albanesi, rumeni e magrebini. La percentuale di persone di fede musulmana è quindi molto elevata ma non si è mai verificato un caso di discriminazione in un senso o nell’altro“.

C’è nervosismo all’Asl per il caso nato dalle dichiarazioni su un social network da parte della madre di una puerpera italiana, che afferma che la figlia sia stata spostata in un’altra camera su richiesta del marito (di fede musulmana) di un’altra puerpera che non voleva far entrare nella stanza altri uomini. L’Asl ha comunicato ufficialmente che lo spostamento sarebbe avvenuto solo per motivi di salute coperti dalla privacy.

Per capire meglio la problematica sollevata dal caso in questione abbiamo parlato con gli operatori del Pronto Soccorso e del 118: abbiamo chiesto se in altri contesti si siano verificati problemi analoghi e quale sia la prassi per l’assistenza a donne di fede musulmana in caso di emergenza.

Negli interventi del 118 ad esempio, o al Pronto Soccorso, non sembrano essersi mai verificati episodi di intolleranza legati a motivi religiosi. “Anzitutto occorre dire che  la maggior parte del personale medico e infermieristico del Pronto Soccorso di Sanremo è composto da donne e questo crea un presupposto di partenza favorevole, ma anche nel caso contrario non si sono riscontrati particolari problemi. Un aspetto però va rimarcato: in caso di emergenza sono solitamente gli uomini a chiamare il 118, e vogliono poi essere presenti in ogni fase dell’intervento del personale medico. La loro presenza diventa indispensabile ed è tollerata perchè la maggior parte delle donne musulmane non parla l’italiano e quindi il familiare serve per comprendere cosa è successo e per interagire con la paziente. Anche quando questo crea imbarazzo perchè riguarda ogni aspetto, anche quelli più intimi della loro femminilità.

Durante l’intervento i mariti chiedono di restare nella stanza, facendo molta attenzione a quello che fanno gli operatori. Se nell’equipe medica che interviene c’è una donna sono più tranquilli.

In conclusione, negli interventi del 118 o del Pronto Soccorso vige quindi la regola del buon senso: se è possibile si cerca di andare incontro alle esigenze legate al credo religioso ma su tutto prevale la salute del paziente: “Non potremmo certo rimandare un intervento di soccorso nell’attesa di richiamare in servizio una medico donna al posto del collega presente al Pronto.

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