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Rinnovo del contratto di settore, il 1° febbraio sciopero nazionale dei sindacati delle telecomunicazioni anche in Liguria

Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, hanno indetto uno sciopero di 8 ore a cui aderiranno tutte le aziende del settore tra cui TIM, Ericsson, Vodafone, Tiscali

Liguria. Il primo di febbraio prossimo i sindacati delle telecomunicazioni, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, hanno indetto uno sciopero nazionale di 8 ore a cui aderiranno tutte le aziende del settore tra cui TIM, Ericsson, Vodafone, Tiscali a sostegno del rinnovo del contratto di settore ormai scaduto da oltre due anni. In particolare grandi sono le distanze tra le parti su orari di lavoro, part-time, flessibilità e classificazione professionale.

Al fianco delle sigle sindacali saranno presenti anche i lavoratori di TIM aderenti ai CLAT, comitati lavoratori autoconvocati telecomunicazioni, realtà nate spontaneamente lo scorso anno tra i dipendenti della ex monopolista a seguito della disdetta unilaterale da parte dell’azienda del contratto integrativo di secondo livello.

C.L.A.T. è un acronimo nato per identificare l’insieme di lavoratori iscritti e non iscritti ad un qualunque sindacato, stanchi delle continue lotte politiche tra le varie sigle sindacali, e che negli ultimi mesi del 2016 hanno preso l’iniziativa di coordinare le varie forme di protesta in modo da ottimizzarne i risultati, ottenendo percentuali di
partecipazione senza precedenti e diventando, per la prima volta, protagonisti in prima persona nella lotta per la tutela dei propri diritti che le varie disdette di contratto vogliono cancellare.

La storia di questi ultimi anni ci ha mostrato come questo atteggiamento di scontro tra le sigle, sommato alla politica divisoria dell’azienda, ha portato a far sì che nei lavoratori svanisse l’interesse per l’assemblea, per il sindacato oltre che la forza di lottare contro quelle decisioni che lentamente hanno portato il settore delle telecomunicazioni, tra cui i lavoratori di TIM (da cui è nato questo collettivo di persone in concomitanza con la disdetta unilaterale del contratto di 2° livello), ad una fase di stallo e che oggi vede tutti i lavoratori uniti a lottare per difendere il proprio contratto di settore, oltre che i diritti acquisiti con la lotta dai propri padri.

Da ottobre 2016 sono tantissimi i lavoratori che si sono riavvicinati tra loro, ricominciando a confrontarsi, spinti dalla volontà comune di tutelare le proprie condizioni di lavoro, e lo stesso settore delle telecomunicazioni, (telecomunicazioni che hanno un ruolo fondamentale in un paese data l’immensa quantità di dati sensibili che girano attraverso la rete telefonica).

Un insieme di lavoratori che per la prima volta non ha visto differenza tra operai, impiegati e capi, in quanto ad essere nel mirino di queste azioni c’è l’intera collettività di dipendenti. Probabilmente proprio questo ha permesso ai lavoratori di mettere da parte il loro orientamento sindacale, il loro ruolo in azienda e i pregiudizi che nel tempo li hanno allontanati e ora li ritrova uniti per una lotta comune.

Perché nasce il C.L.A.T.?
Il C.L.A.T. nasce per dare importanza ai messaggi, per dare segno di unità, e per pretendere un’azione collettiva da parte delle sigle sindacali nei confronti dell’azienda e degli organi con cui andranno a trattare. Il C.L.A.T. unisce i lavoratori per dare forza a chi rappresenta e ha sempre rappresentato i lavoratori: il sindacato.

Spesso il C.L.A.T. (noto anche come “WIL – Viva i Lavoratori”, #iononsonouncosto, “Gli autoconvocati”, “I lavoratori”) è stato interpretato come una nuova sigla sindacale creando molta confusione in quelle realtà in cui il confronto tra i lavoratori è purtroppo ancora qualcosa su cui a livello umano occorre lavorare.

In realtà l’acronimo C.L.A.T. è nato in risposta alla richiesta “COSA SIETE?, QUANTI SIETE?”, dal momento che non avendo tessere (e non avendo interesse ad averle essendo un gruppo di persone e non un sindacato), non è mai stato possibile definire quanti lavoratori si sentissero allineati all’ideologia del C.L.A.T. seppur le manifestazioni avvenute ad oggi dimostrino una elevata partecipazione alle iniziative promosse dagli stessi lavoratori, e a cui
talvolta hanno partecipato le stesse sigle sindacali riconoscendo in questo gruppo di persone una idea dalle grosse potenzialità da sostenere per migliorare la propria reputazione nei confronti di chi ancora non ha fiducia nel concetto di sindacato.

Il logo del C.L.A.T.
Insieme alla nascita dell’acronimo C.L.A.T. (inizialmente Collettivo Lavoratori Autoconvocati TIM, e poi divenuto Collettivo Lavoratori Autoconvocati Telecomunicazioni), è nato un logo che rappresenta il classico tecnico del telefono in divisa, che schiaccia le bandiere sindacali.

Anche questo logo ha portato nel tempo diverse interpretazioni del significato del C.L.A.T., il cui unico messaggio è da sempre come i lavoratori non vogliano vedere guerre tra bandiere, ma messaggi che difendano i lavoratori, e che quindi la bandiera è solo un colore che nel tempo ci ha divisi anziché unirci.

Prima del C.L.A.T.
Molto probabilmente l’anima del C.L.A.T. è nata grazie ad alcune mobilitazioni spontanee dei lavoratori di alcune realtà quali Palermo, Napoli e Torino, in cui i lavoratori si sono incontrati dopo l’orario di lavoro (sacrificando quindi il proprio tempo libero) per fare volantinaggio e informare i passanti di quanto stava coinvolgendo le telecomunicazioni e TIM in questo momento.

Questi casi unici e rari hanno spinto moltissimi lavoratori di altre realtà regionali ad unirsi a questo modus operandi, ottenendo anche ampia partecipazione da parte di alcune RSU di varie sigle sindacali, iniziando a creare quello che ora è definito C.L.A.T.

Le azioni del C.L.A.T.
Negli ultimi mesi del 2016 i lavoratori, inizialmente trovatosi in gruppi di 30/40 persone per ogni regione, e poi diffusosi a macchia d’olio, hanno spinto le sigle delle proprie realtà (attraverso le RSU locali), a cooperare in nome dei lavoratori, sotterrando l’ascia di guerra e i rancori per le scelte avvenute in passato.

Lo hanno fatto sfruttando scioperi a sorpresa (indetti da una qualunque sigla sindacale), coordinandone la data a livello regionale, prima, e poi a livello nazionale. Uno degli eventi più importanti dei lavoratori autoconvocati (C.L.A.T.) è stato in occasione del 26 NOVEMBRE 2016, con manifestazioni spontanee in alcuni grandi capoluoghi, come Milano, Roma, Catanzaro, Ragusa, e che ha visto nella realtà di Milano un episodio senza precedenti.
Il ritrovo a Milano era in P.za Cordusio, Sabato 26 Novembre.

In questo evento i dipendenti TIM hanno sfruttato un sabato mattina in cui erano a casa per lanciare un messaggio: #iononsonouncosto. Messaggio dedicato all’attuale amministratore delegato che ha pianificato numerosi tagli che si
ripercuotono sui lavoratori. La cosa eccezionale di questa manifestazione è stata la NON PRESENZA DI BANDIERE

SINDACALI.
Oltre 1500 persone da tutto il Nord Italia si sono ritrovate in piazza con la divisa da lavoro, (e non solo, data l’elevata presenza anche di lavoratori degli uffici) con striscioni di protesta. Protesta che ha visto i lavoratori sfilare tra le vie di Milano passando da Via Orefici, voltare davanti al Duomo su via Giuseppe Mengoni, e terminare il corteo in Piazza La Scala. La manifestazione è stata organizzata da alcune sigle sindacali, presenti in manifestazione SENZA BANDIERE, di cui non è stata pubblicizzata la sigla in nome dell’unione dei lavoratori.

I media purtroppo non hanno parlato dell’evento nonostante la portata, ma tutta Milano ricorderà il 26 novembre 2016 come il giorno in cui ha visto la più grande manifestazione organizzata direttamente dai lavoratori degli ultimi 50 anni. Il 26 Novembre 2016 a Milano: https://www.youtube.com/watch?v=J6Hgj3cAiJM

Altro evento importante per il clat sono state le date del 29-30 novembre dove durante uno sciopero di 90 minuti a fine del turno, sono stati coordinati presidi e manifestazioni a livello provinciale in tutta Italia, talvolta anche senza bandiere nelle realtà in cui c’è maggiore coesione tra le varie sigle presenti.

Tanti risultati che hanno portato ulteriore visibilità ai lavoratori a livello regionale, in attesa del 13 Dicembre 2016, tappa importante essendo uno sciopero NAZIONALE con manifestazione nei capoluoghi.

Ancora una volta l’insieme delle sigle sindacali e dei lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato hanno riempito le piazze dei capoluoghi con manifestazioni di alcune ore e con la presenza di ben oltre 10 mila lavoratori manifestanti in tutto il territorio Italiano.

Presenti Milano, Roma, Napoli, e tutti gli altri capoluoghi, dove in alcune realtà (vedi Bologna) l’organizzazione dell’evento è stata coordinata in equo modo da TUTTE le sigle sindacali presenti sul territorio con comunicati intestati RSU EMILIA ROMAGNA, (a differenza di altri luoghi che han visto ogni sigla fare un comunicato differente), segno importante di unità, in cui nessuna sigla ha voluto predominare sulle altre, permettendo così ai messaggi di essere i veri protagonisti dell’evento. Video dello Sciopero Nazionale del 13 Dicembre 2016: https://www.youtube.com/watch?v=LOafsXOQ1QQ

Obiettivi del C.L.A.T.
I lavoratori in questo percorso hanno risvegliato il loro interesse per la tutela dei propri diritti, per il senso di stare insieme e di condividere un percorso che insieme permetterà di ottenere risultati migliori che 10 battaglie svolte separatamente. Pronti e disponibili al dialogo, i lavoratori cercano ancora in moltissime realtà italiane di vedere un’unità sindacale che sia in grado di lottare PER i lavoratori, rinunciando, in questa delicata fase di trattativa, alla necessità di ribadire il proprio colore sindacale, che non fa altro che allontanare e dividere i lavoratori anziché unirli, il tutto anche raccogliendo firme in documenti diretti alle varie segreterie.

Il C.L.A.T. vuole riportare interesse, vuole informare e rendere attivi i lavoratori, in modo che possano diventare PROTAGONISTI del cambiamento, assumendo la CONSAPEVOLEZZA che gli permetterà, da qui e in futuro, di fare scelte corrette, anche quando dovranno decidere da chi farsi rappresentare.

Il C.L.A.T. vuole essere un esempio per tutte le realtà lavorative, non solo per le telecomunicazioni, perché il clat non fa sindacato, ma motiva le persone a dare un valore a ciò che fanno, perché nessuno è un numero e nessuno è un costo. Il percorso del Collettivo dei Lavoratori Autoconvocati delle Telecomunicazioni potrà definirsi concluso nell’istante in cui le sigle sindacali avranno dimostrato di saper lottare UNITI per i lavoratori.
Fonte: www.clatitalia.com

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