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Quando due piccoli ebrei Rolf e Marianne furono salvati dall’Olocausto da un maggiordomo di Creppo

Protetti dalla famiglia di Francesco Moraldo

Triora. “Il Giorno della memoria 27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2017 – 72° anniversario della liberazione del Campo di concentramento di Auschwitz

In questa giornata della memoria – scrive il consigliere comunale di Triora Cristian Alberti – mi piace ricordare una piccola – grande storia di cui ho conosciuto praticamente tutti i protagonisti rimasta a lungo quasi sconosciuta per il pudore ed il riserbo di chi l’ha vissuta. E’ quella di Marianne e Rolf Spier, due fratellini tedeschi di origine ebrea che durante la seconda guerra mondiale sfuggirono alla deportazione grazie al rifugio offerto loro dalla comunità contadina di Creppo ed in particolare dalla famiglia di Francesco, Celu, Moraldo (uomo che ricordo con gfrande affetto per la sua dolcezza ed eleganza) , che nel 1999, pochi anni prima di morire è stato insignito dal Ministro rappresentante dell’Ambasciata di Israele a Roma del titolo di “Righteous among the Nations” (Giusto tra le Nazioni).

La storia di Marianne e Rolf era già stata raccontata da uno dei principali protagonisti. Marianne aveva infatti dato alle stampe il libro Retour à Erfurt, 1935-1945: récit d’une jeunesse éclatée, scritto dalla sua amica Olga Tarcali ed edito da L’Harmattan nel 2001, nel quale aveva riportato in modo semplice e diretto le proprie testimonianze di bambina strappata all’affetto dei suoi cari.

Successivamente il prof. Gian Paolo Lanteri dedicò al fatto un cortometraggio dal titolo François il Giusto e nel 2015 la Scuola primaria di Triora con straordinario successo presentò il suo cortometraggio “A Creppo …paese amato” che ha ottenuto importanti riconoscimenti a livello nazionale.

La storia raccontata in questo stralcio di articolo di Repubblica:

“Francois, quello che salvò i due bambini ebrei”. Francois era Francesco Moraldo e i due bambini ebrei, salvati a Creppo, in valle Argentina, dalla persecuzione nazista, sono Marianne e Rolf Spier. Marianne e Rolf sono tornati nella provincia di Imperia, che conobbero quando avevano 11 e 9 anni. Nella giornata della Memoria, data in cui si ricorda anche la morte del partigiano imperiese Felice Cascione (che scrisse “Fischia il vento”, l’ inno della Resistenza) e il conferimento alla Provincia della medaglia d’ oro al valor militare, la loro è una storia da raccontare. I due fratellini sono adottati dall’ ebreo italiano Angelo Donati, residente prima a Parigi e poi, dal ’40, a Nizza. Donati è un uomo d’ affari modenesi, ma spende gli anni della guerra cercando di portare soccorso ai suoi correligionari, in cerca di scampo dalla Shoah. Fra questi, ci sono in particolare Marianne e Rolf, per i quali Donati diviene presto “lo zio Angelo”. Dopo l’ 8 settembre del ’43, però, i tedeschi invadono l’ Italia e anche le coste della vicina Francia. Angelo Donati ricorda che il suo maggiordomo è originario di Creppo e gli affida i suoi figli adottivi, che ignoravano tutto dei loro genitori naturali. Dicono i due: “Assetati com’ eravamo d’ amore, ci affezionammo subito a chi si prendeva cura di noi”. Non soltanto Francesco Moraldo, ma tutto il paese di Creppo adotta i bimbi come figli. Marianne e Rolf vivono nella casa dei genitori di Francois, “una minuscola abitazione, con i muri anneriti dal focolare”. I due piccoli tedeschi rimangono colpiti dalla bellezza sobria della madre e del padre del loro secondo salvatore e, dice Marianne, “Capii, vedendo quei liguri dagli occhi chiari, di dove Francois avesse preso la distinzione che lo rendeva simile a un lord inglese”. Rifugiati fino alla Liberazione sulle colline dell’ entroterra ligure, i bimbi pensano di essere scampati alla guerra.

Ma, nota ancora Marianne, “Quella regione così lontana e inaccessibile era ideale per i partigiani, che vi svolsero un’ attività intensa e realizzarono molte imprese, pur subendo molte perdite per mano tedesca”. Ma un episodio soprattutto segna l’ infanzia di Marianne e Rolf: “Una volta i partigiani catturarono, denudarono e gettarono in un fosso 3 tedeschi, che a Creppo si chiamava ‘il buco’ . Non si sa come, uno dei tre ne uscì, ma venne ancora catturato. I partigiani vollero fucilarlo, ma 3 colpi su 3 andarono a vuoto e, a quel punto, lo tennero in custodia, risparmiandolo. Il tedesco fuggì e, raggiunti i suoi commilitoni, tradì la fiducia dei partigiani, raccontando di aver subito una caccia feroce. Allora i tedeschi rientrarono a Creppo, ordinarono a Francois e un amico di trarre fuori dal buco i cadaveri ormai putrefatti dei due tedeschi e di farli sfilare davanti all’ intera popolazione del villaggio. Pensavamo che fosse arrivata la nostra ora, credevamo di dover essere giustiziati. Invece accade un fatto inspiegabile: ricevemmo una lunga paternale in italiano approssimativo e fummo lasciati liberi”.

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