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Processo d’Appello per il porto di Imperia, chiesta la condanna a 6 anni per Caltagirone

In aula è stato ascoltato Ilvo Calzia, funzionario del Comune, l'unico che ha chiesto di essere sentito

Torino. Sei anni di reclusione e 2000 euro di multa per Francesco Bellavista Caltagirone al processo d’appello per la presunta truffa ai danni dello Stato nell’ambito della costruzione del nuovo porto turistico di Imperia. E’ la richiesta formulata dal pubblico ministero Giancarlo Avenati Bassi al termine della sua lunga requisitoria in Corte d’Appello a Torino nel corso dell’udienza di questa mattina.

Per Merlonghi chiesta una pena di 1 anni e mezzo, Gotti Lega, 4 anni e 1500 euro, Conti 3 anni e 1000 euro, Degl’Innocenti 2 anni e mezzo e 1000 euro, Paolo Calzia 1 anni e 4 mesi e 800 euro, Morasso un anno. Nei confronti della società Acquamare srl il pg ha chiesto la sanzione di 1 mln di euro e la confisca di beni per 50 milioni. La prescrizione è stata chiesta per Domenico Gandolfo, ex amministratore di Porto di Imperia spa e Ilvo Calzia, dirigente del Comune di Imperia.

Questa mattina, prima dell’arringa, sono stati ascoltati i testi dell’accusa. Uno di questi, Signorelli, é deceduto proprio due giorni prima di Natale. Non era presente invece Petrocelli (il pm ha poi rinunciato ndr) e si è proceduto con Grossi. Quindi é stata la volta dei consulenti di Caltagirone, Casagrande e Copiello.

Ma l’udienza di oggi é stata caratterizzata dalla testimonianza in aula di Ilvo Calzia, funzionario del Comune, che ha ripercorso i passaggi della conferenza dei servizi. Si é trattato per lo più di passaggi tecnici e burocratico. Calzia, tra l’altro, è stato l’unico ad aver chiesto di essere ascoltato in aula, così come fu l’unico a presenziare nel maggio 2012 davanti al gup Botti per rispondere all’interrogatorio dopodichè fu prosciolto dall’accusa di truffa.

Poco prima l’avvocato di Caltagirone, Diodá ha annunciato che a Imperia il pm Alessandro Bogliolo ha chiesto che l’inchiesta sul fallimento del porto venga archiviata. L’avvocato Annoni per Paolo Calzia e Gandolfo ha presentato opposizione di una delle banche interessate al fallimento per sostenere la tesi che il fallimento non sussiste.

Nella sua relazione il pm ha puntualizzato sui diritti violati della Commissione di vigilanza e di collaudo sostenendo che Acquamare non li ha mai rispettati impendendo alla commissione stessa di poter vigilare.

Era stato lo stesso pm Bassi ad aver presentato ricorso contro la sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, emessa il 7 novembre di due anni fa dallo stesso Tribunale torinese. Nella prima udienza di martedì prossimo dovrebbe tenersi semplicemente l’intervento del giudice relatore e quindi la fissazione del calendario delle udienze successive.

I dieci imputati erano stati assolti in primo grado “perché il fatto non sussiste”. Sono finiti a processo l’imorenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone, che era alla guida del Gruppo Acqua Marcia, che, con la collegata Acquamare, avrebbe dovuto realizzare il bacino, rimasto incompiuto; Domenico Gandolfo, in passato presidente della Porto di Imperia Spa, di cui è socio anche il Comune; Stefano Degl’Innocenti; Andrea Gotti Lega, già nel Cda di Acqua Marcia e Porto Spa; Delia Merlonghi, ex amministratore delegato di Acquamare Srl; Carlo Conti, che ricopriva il ruolo di direttore generale della Porto di Imperia Spa; Paolo Calzia che ricoprì il duplice incarico di presidente della Porto Spa e di direttore generale del Comune.

Per tutti l’accusa è di truffa. Sempre nell’ambito del processo di primo grado a Torino, è stato assolto anche l’ex dirigente dell’Urbanistica del Comune, Ilvo Calzia, che era accusato di abuso d’ufficio per la questione della mancata riscossione delle fideiussioni sulle opere pubbliche mancanti nel nuovo bacino, in realtà poi di recente riscosse dal Comune. Per l’architetto Emilio Morasso, progettista del nuovo porto, l’accusa sostenuta già nel primo grado di giudizio era di falso.

A presentare il ricorso in Corte d’Appello sono stati anche l’Appi, Associazione dei titolari di posti barca dello scalo turistico e il Comune di Imperia. La sentenza è prevista alla fine di febbraio, primi di marzo.

 

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