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Pista ciclabile, Partito della Rifondazione Comunista di Imperia: “E’ una vera opera strategica”

"Non si tratta solo di un'operazione di tutela dell'ambiente e di potenziamento del turismo, ma anche di rivalutazione del patrimonio edilizio esistente"

Imperia. Alberto Gabrielli, responsabile ambiente della segreteria provinciale di Imperia del Partito della Rifondazione Comunista si esprime riguardo alla pista ciclabile: “A Diano comitati, forze politiche, amministrazione, fanno proposte diverse; tuttavia da parte di pochi, ci pare, la questione viene posta come una opportunità strategica, preferendo trincerarsi dietro un atteggiamento “realistico” che vede parcheggi e viabilità come argomenti forti e prioritari. Certo queste sono problematiche che non vanno sottaciute, almeno in una visione urbanistica che dovrebbe essere unitaria, ma il nodo del dibattito dovrebbe, secondo noi, essere posto diversamente: la ciclabile del ponente ligure è una vera opera strategica, ed una delle poche che deve avere una priorità “assoluta”.

In tutto il territorio che attraversa essa rappresenta forse l’unica occasione di novità per una offerta turistica che, nonostante varie iniziative puntuali, resta asfittica, poco efficace, talora “vecchia”. Dunque: prima viene la ciclabile con le sue esigenze tecniche e culturali (pendenze ridotte, qualità dei paesaggi naturali ed urbani attraversati, connessioni con gli entroterra, punti di ristoro, …), ed a queste esigenze devono adeguarsi il trasporto pubblico, la viabilità, i parcheggi.

Non si tratta solo di un’operazione di tutela dell’ambiente e di potenziamento del turismo, ma anche di rivalutazione del patrimonio edilizio esistente: che debba essere la sinistra anticapitalista a segnalare questo la dice lunga sulle qualità politiche degli amministratori locali. Non entriamo in merito, per brevità, a come si potrebbe affrontare il collegamento fra Borgo Prino e Porto Maurizio e ci limitiamo a fare due osservazioni al tratto Oneglia-Diano, compreso l’attraversamento di quest’ultima.

Arriviamo al termine est della “incompiuta” e di qui, per arrivare a San Bartolomeo, non ci sono alternative alla ciclabile che il suo proseguimento “lungomare” su Viale Torino e la via Aurelia; su quest’ultima il percorso dovrebbe essere previsto al posto della linea di parcheggi addossata alla passeggiata (parcheggi che, per inciso, dovendo essere in linea e non a pettine, non sono neppure tanto numerosi). E questo per diversi motivi che chiunque può capire: qualità del paesaggio – anche urbano -, ampia offerta di punti di ristoro, logicità e agevolezza del percorso.

Stabilito che questo è il percorso della ciclabile, vediamo, magari con l’ausilio di competenze adeguate, come adeguare gli altri elementi della viabilità. Proviamo, da incompetenti, ma non ingenui, a proporre qualcosa con il solo impiego del buon senso.

Fino al Torrente san Pietro non si possono evidenziare problematicità sostanziali. Per il breve tratto successivo di Aurelia, sempre verso est, piuttosto angusto, si dovrebbe, invece, pensare ad un alleggerimento della viabilità. Ad esempio una Aurelia a senso unico, cui affiancare un senso unico contrario sul sedime ferroviario lungo via Saponiera; tale senso unico potrebbe anche proseguire lungo lo stesso tracciato ferroviario, arricchendosi di parcheggi nella zona della Stazione vecchia, per reinserirsi sull’Aurelia verso Capo Berta con via Angiolo Silvio Novaro e Via Francesco Agnese.

Un’altra grande opportunità è offerta dall’utilizzo della ferrovia vecchia fra il passaggio a livello di Via Villebone (o la grande curva di Corso Europa: a seconda delle soluzioni trovate per il senso unico di cui sopra) e la Spianata di Oneglia o, meglio ancora, Borgo Prino, attraverso le vecchie stazioni di Oneglia e Porto Maurizio, per una Metropolitana leggera: uno o due vagoni che percorrano avanti e indietro questo tratto offrendo un servizio, non solo turistico, ambientalmente compatibile, efficace, poco oneroso. Peraltro, con il trasporto bici, – magari gratuito – fra il Prino, il Parco Urbano e la Spianata si ovvierebbe alle oggettive difficoltà dell’attraversamento ciclabile di Porto Maurizio.

Insomma: la ciclabile è davvero opera strategica, e la notorietà internazionale di cui gode il tratto già esistente ne è la riprova; si aggiunga che essa può svolgere un interessante ruolo nell’alleggerimento del traffico locale, consentendo spostamenti, anche per lavoro, in condizioni ambientali difficilmente riscontrabili sulle piste ciclabili frequentate quotidianamente da decine di migliaia di lavoratori nelle grandi e piccole città di pianura.

La metropolitana leggera metterebbe, inoltre, a tacere quei brusii che sussurrano di dirottare i camion dal Berta alle gallerie ferroviarie, che peraltro dovrebbero essere a senso unico, viste le loro dimensioni, con un impatto devastante su spianata Borgo Peri e una sostanziale inutilità, offrendo, al contempo, un servizio pubblico d’eccellenza”.

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