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Mezzo secolo fa moriva Tenco, il giornalista Molteni: “Non aveva alcuna intenzione di suicidarsi” foto

Un libro e uno spettacolo dove il giornalista racconta un'altra verità sulla scomparsa del cantautore

Sanremo. “Tenco possedeva non una ma due pistole e, soprattutto, non aveva alcuna intenzione di togliersi la vita”. Apre uno squarcio interessante Ferdinando Molteni, giornalista, scrittore e affermato musicista che per decenni ha indagato, da buon cronista di razza, sulla morte di Luigi Tenco. Il 27 gennaio 1967 il cantante morì nel corso del Festival di Sanremo. E’ passato mezzo secolo e tante cose sono state scritte su Tenco, ma Ferdinando Molteni ha scavato e scavato ancora. Suicidio o omicidio? Non è un dubbio di poco conto. Cambiando il finale sarebbe tutto un altro film. Tra l’altro la versione del suicidio sembrerebbe, a tutt’oggi, accettata con rassegnata perplessità dalla stessa famiglia del cantautore.

Dunque Molteni non si è accontentato di raccogliere solo informazioni superficiali, ma è andato in profondità. Ha scritto un libro “L’ultimo giorno di Luigi Tenco” pubblicato da Giunti e non è il solito libro. Racconta tutta un’altra verità su Tenco.

All’Hotel Savoy, nella notte tra il 26 e il 27 gennaio del 1967, era successo qualcosa di molto strano: il colpo di pistola non l’ha sentito nessuno. “Eppure deve esserci stato in quella camera 219 dell’Hotel Savoy. O da qualche altra parte. Esploso da una pistola silenziata, oppure no. Il libro che ho scritto – racconta Molteni –  diventa il pretesto per un’indagine sulla sua vita e il suo carattere, sulla sua arte e le sue idee. Tenco è parte della nostra cultura profonda. E’ un uomo che ancora ci parla, nonostante sulla sua fine vi siano ancora dubbi e incertezze. Ho scritto alcune novità decisive”.

Infatti Ferdinando Molteni, fonti e testimonianze alla mano, smonta il mito del cadavere di Tenco rimosso e riportato nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Dimostra che Tenco morì su una strada sterrata, forse dentro la sua auto, non lontano dall’albergo. E che non era solo. Con lui c’era almeno una persona. Ma forse quattro. E, tra queste, la cantante Dalida. E che da qualcuno di questi fu portato nella sua stanza, mentre Dalida andava a cambiarsi l’abito, probabilmente sporco di sangue.

“Tenco possedeva non una ma due pistole e, soprattutto, che non aveva alcuna intenzione di togliersi la vita. Si dimostra, infatti, come il cosiddetto biglietto d’addio sia da contestualizzare in modo diverso e che non sia, appunto, un biglietto d’addio – dice Molteni – Dimostriamo che il commissario di polizia Arrigo Molinari fu complice del clan che tutelava gli interessi di Dalida, guidato dal potente ex marito Lucien Morisse. Nessuno vide in televisione Luigi Tenco cantare quella sera, perché quando lui cantò le telecamere della Rai erano già state spente. Mentre per molti anni si disse il contrario. E molti dissero di ricordarne l’esibizione”.

luigi tenco  molteni

Molteni ha ricostruito, tra le altre cose, la scia di sangue che dalla morte di Tenco passa per il suicidio di Morisse nel 1970 e quello di Dalida nel 1987, fino a giungere al misterioso omicidio del commissario Molinari nel 2005.  Il giornalista ha cercato di mettere ordine nei fatti accaduti a Sanremo, soprattutto nella notte fatale tra il 26 e il 27 gennaio. E lo ha fatto partendo, per una volta, dalle fonti: i primi pezzi scritti a caldo dagli inviati, le prime inchieste uscite qualche giorno dopo sui settimanali, le poche testimonianze filmate, i rapporti della polizia. Ha consultato addirittura i resoconti meteorologici e le scalette dei programmi televisivi e radiofonici della Rai.

Un libro che è anche diventato uno spettacolo che andrà in scena il 28 gennaio al Teatro dei Cattivi Maestri di Savona alle 20,30. Ferdinando Molteni sarà insieme ad Elena Buttiero per raccontare la musica e la vita di Luigi Tenco. S’intitola “Tenco50. Vita, morte e canzoni di un cantautore”. “Abbiamo deciso di dedicare un nuovo recital a Tenco perché la verità sulla sua fine ha molto a che fare con le sue canzoni. Debuttare ad un giorno esatto dai cinquantanni da quella notte maledetta di Sanremo, ci riempie di responsabilità e di amore per quel giovane e grande artista. Cercheremo di ricordarlo con rispetto e ammirazione”.

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