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Mauro Albanese: “Giovani, puntate sulla floricoltura!” Il comparto torna a crescere e diventa opportunità

Se all’epoca dei primi passi della nuova gestione, il fatturato rappresentava un po’ meno di tre milioni oggi si parla del doppio

Sanremo. “Potenzialità in questo mondo ce ne sono e molte, perché la produzione che ad oggi stiamo realizzando non riesce ancora a soddisfare la quantità richiesta dai mercati. Sicuramente, perciò, per i giovani si tratta di un lavoro impegnativo ma, in prospettiva, certamente più soddisfacente e garantito”. A confermarlo è  Mauro Albanese, amministratore del Mercato dei fiori di Sanremo per Amaie Energia che dal febbraio 2013 ha preso in mano la gestisce del Mercato dei Fiori, raccogliendo una situazione problematica su diversi fronti. “Già dopo il primo anno, siamo riusciti a portare a casa un segno più nel bilancio, incrementando ulteriormente e in modo sensibile, negli gli anni successivi, il fatturato e il prodotto conferito al mercato. In tre anni, infatti, l’abbiamo aumentato quasi del cento per cento”.

Se dunque all’epoca dei primi passi della nuova gestione, il fatturato rappresentava un po’ meno di tre milioni oggi si parla del doppio. E l’indotto è consequenziale. Una strategia vincente, secondo Albanese, basata innanzitutto sull’ascolto dei vari bisogni da parte di tutte le associazioni di categoria, ma ovviamente anche degli stessi frequentatori del mercato. “In tutti a prevalere era la sensazione dello stato di abbandono, la mancanza di comunicazione ma, non di meno, problematiche legate alla garanzia del credito. E giacché per me il produttore deve rappresentare la centralità del mercato stesso, oggi garantiamo ad ognuno la certezza del pagamento a 30 giorni dalla fattura”.

Importanti anche i servizi collaterali oggi messi in campo per agevolare il meccanismo delle logistiche di produttori e commercianti, un mondo di quasi mille iscritti all’anno tra produttori (per il 70 %) e commercianti a vari livelli.

Il prodotto che tira di più è il ranuncolo che, di fatto, ha sostituito il garofano preferito nei tempi d’oro. E poi anemoni, ginestre, mimosa e il verde.  Tutti i nostri fiori hanno il pregio di saper fare bouquet, peculiarità che piace moltissimo all’estero: interessantissimi al nostro mercato sono dunque l’Olanda, la Francia il Belgio, la Russia, la Germania, la Spagna ma anche la Polonia. “Mercati che ci guardano con attenzione per la professionalità dei nostri floricoltori e la qualità delle nostre produzioni che è evidente e non ha rivali”.

Il ritorno alla produzione è adesso un cambio di cultura che deve avvenire soprattutto tra i giovani. Per fortuna, sono già moltissimi i floricoltori tra i 30 e i 40 anni che frequentano e portano il prodotto al mercato. Una speranza per il futuro. “E per l’aiuto alle nuove generazioni che si apprestano ad entrare in quest’avventura, – tiene ancora a sottolineare Albanese  – le associazioni, così come la Regione, sono sempre disponibili per fornire informazioni.  Oggi  stiamo immaginando un mercato diverso, migliore e aperto anche alla telematica. Gli anni d’oro probabilmente non torneranno perché tutto è cambiato. Ma è un’attività che consiglio spesso ai giovani che mi portano i propri curriculum chiedendomi un impegno. Il ritorno alla campagna più esserci”.

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