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Incendi boschivi, quei bravi ragazzi dell’Aib di Imperia che sfidano il fuoco fotogallery

La squadra è formata da autisti, studenti, meccanici e insegnanti coordinata da Emanuele

Imperia. Il pentolone sul fuoco ha appena scaldato gli spaghetti. Un piatto caldo prima della lunga notte a lottare contro il fuoco nei boschi dell’entroterra di Imperia. Matteo, 17 anni, è il più giovane della famiglia dell’Aib, l’antincendio di Imperia. Frequenta l’Itis e dalle 20 alle 3 di notte ha presidiato un anello di fiamme spaventoso. Quattro ore di nanna e al mattino era già a scuola sul banco a studiare formule di matematica. Emanuele, 26 anni, di mestiere fa l’autista. Lui è il caposquadra. “Ma non comando nulla. Siamo una grande famiglia”. E in quella famiglia di uomini in divisa arancione, tutti volontari, ci sono anche Marco, suo fratello, 31 anni, di professione meccanico, poi Simone, pure lui giovanissimo, ha appena 20 anni e ancora Salvatore, 50 anni, carabiniere in congedo e Simone, 39 anni, che insegna matematica al Ruffini. Piuttosto che stare a casa al caldo o al bar a guardare la Coppa Italia o la Champions League preferiscono scendere in campo e sfidare il fuoco, quello è il loro avversario.

La notte scorsa hanno presidiato i boschi di Pantasina e Colle d’Oggia, due tra le zone più colpite dall’emergenza incendi di questo inizio 2017. Vestiti con tuta arancione e scarponi, radio accesa, telefonino e armati, soprattutto di tanta buona volontà, finita la pastasciutta, hanno lasciato la sede di Caramagna per salire sulla vallata. “Il “grillo” (ovvero il Toyota ndr) non ci farà brutti scherzi neppure questa volta e ci riporterà a casa”, sorride Emanuele, il capo “famiglia” dei volontari. “Nessun centesimo da infilare nel portafogli, tante pacche sulle spalle e qualche anziano che ci addita come i piromani che appiccano il fuoco e poi lo vanno a spegnere come se fosse un gioco. Ormai è così, roba da leggenda, non ci facciamo caso e andiamo avanti con lo spirito di sempre”, racconta Emanuele.

Notte al freddo, anche quella appena trascorsa, con un vento che ti entra nel giaccone e s’infila nelle ossa. Le mani congelate che faticano a tenere stretta la radio che continua a trasmettere segnalazioni dalla centrale operativa. Si pensa alla ragazza lasciata a casa in ansia per quelle fiamme minacciose che da un momento all’altro potrebbero raggiungere anche il mitico “Grillo” il fuoristrada dell’Aib. Matteo pensa alla sua verifica del giorno dopo e Simone, il professore a preparare l’interrogazione dei suoi studenti. Gente normale con la testa sul collo. “Siamo uniti come fratelli. Volontari preparati dopo corsi e addestramenti e ci vogliamo bene. Questo è quello che conta”.

La famiglia è composta da 32 amici, sono addetti alla lotta agli incendi e dipendono dai vigili del fuoco, prima dalla forestale che non esiste più. “I soldi che arrivano sono i rimborsi per comprare spaghetti e casse d’acqua – dice Emanuele – Ringraziamo il sindaco Capacci e l’assessore Vassallo che ci seguono in ogni nostra missione. Non chiamateci eroi, non siamo neppure matti. Siamo gente normalissima che ama il territorio e cerca solo di difendere un patrimonio che da giorni pazzi criminali vogliono distruggere”.

Sul suo profilo Whatsapp Emanuele ha scritto una frase che è entrata nel cuore di molti dei suoi compagni: “Non c’è vittoria se non c’è passione”. E’ proprio vero. Loro ce la mettono tutta. Emanuele ringrazia i suoi ragazzi dopo una notte trascorsa col fiato sospeso: “Hanno coraggio da vendere e voglia di lavorare. Sono persone da prendere come esempio”. La famiglia è pronta ad allargarsi ad altri volontari.

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