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In Riviera crescono i produttori del biologico, Coldiretti: “Soprattutto giovani”

Le aziende agricole bio certificate sono principalmente olivicole (50-60%), orticole (40-45%) e vinicole (5%)

Imperia. Preservare l’ambiente e la qualità dei prodotti, garantire la biodiversità e rispondere efficacemente alle sfide globali del nostro tempo. Sono queste le premesse su cui un numero sempre maggiore di produttori agricoli della Riviera ha iniziato a dedicarsi alla coltivazione biologica. Negli ultimi anni il numero di aziende bio si è moltiplicato vertiginosamente su tutto il territorio e di conseguenza le zone incontaminate dove l’agricoltura tradizionale ha ceduto terreno a quella biologica. “Distretti” naturali in cui i concimi organici vengono preferiti ai prodotti di sintesi e ai fitofarmaci.

“Seguendo il trend nazionale – spiega Fausto Noaro di Coldiretti Imperia – anche nell’imperiese le produzioni biologiche sono cresciute in maniera considerevole. Diversamente che in passato, il biologico non può più essere considerato una nicchia del mercato agricolo locale. Anzi, ha alimentato un circuito economico trainante, competitivo, al quale molte imprese si stanno convertendo e soprattutto molte nuove giovani leve si stanno rivolgendo. Attualmente le aziende bio associate a Coldiretti rappresentano una buona fetta del totale alla quale occorre aggiungere quella dei battitori liberi e delle imprese biologiche facenti capo ad altri sindacati”.

Quanto agli indirizzi produttivi, in Coldiretti le aziende agricole bio certificate sono principalmente olivicole (50-60%), orticole (40-45%) e vinicole (5%). I loro prodotti per essere considerati bio non devono essere stati trattati, in nessuna fase del ciclo produttivo, con sostanze chimiche (pesticidi e fertilizzanti), e le tecniche di coltivazione da cui derivano devono essere sempre rispettose nei confronti dell’ambiente. Tutti i “frutti” provenienti da tali processi green sono disciplinati dal regolamento Cee 2092/91 e 1804/97 e sono sottoposti a un rigido sistema di controlli che ne verifica la conformità a specifiche regole produttive. Sull’etichetta, oltre alla scritta Da agricoltura biologica devono recare il nome dell’organismo di controllo, l’autorizzazione ministeriale e una serie di lettere e cifre che rappresentano la “carta d’identità” del prodotto e del produttore.

Ma non solo produzione. “Anche i consumi sono molto alti – continua Noaro –. I punti vendita specializzati sono innumerevoli, tanto che si potrebbe parlare di un vero e proprio boom. Senza contare che la grande distribuzione sta dedicando sempre più spazio ai prodotti biologici, anche grazie a linee di prodotti a marchio dell’insegna. Allo stesso modo, molto alto è anche il giro di affari del settore. Proprio per questo motivi è consigliato lanciarsi nel mercato del biologico, il quale, oltre ché ad essere importante da un punto di vista ambientale, è un mercato sul quale puntare da un punto di vista economico. Ovviamente occorre condividerne la filosofia e avere tanta pazienza. Rispetto all’agricoltura tradizionale infatti l’agricoltura biologica richiede tempi più lunghi, a cominciare dal risanamento di quei terreni che dopo anni e anni di concimazione e quindi di veleno, l’operatore vuole convertire a una coltivazione naturale. Ma i risultati sono indiscutibilmente soddisfacenti”.

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