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Imperia, parla Vittoria S., mamma della puerpera trasferita in altra stanza: “Nessun motivo sanitario, mia figlia spostata perché il marito della donna turca non voleva uomini”

"Un ospedale è per tutti", ha commentato Vittoria, "Se non ti va bene ti paghi una clinica"

Aggiornamento delle 19,00: attraverso una seconda nota, l’ASL 1 comunica quanto segue: “Il direttore generale riconferma che gli spostamenti nel reparto di ostetricia sono stati motivati da esclusive ragioni di natura sanitaria”.

Imperia. “Non c’era nessun motivo per trasferire mia figlia in un’altra stanza se non quello di accontentare il marito della puerpera turca a cui davano fastidio le visite di altri uomini”. A dichiararlo è Vittoria S., mamma della puerpera trasferita di stanza nel reparto di ostetricia dell’ospedale di Imperia. “Se ci fossero motivi sanitari, come riferito dall’ASL, mia figlia non sarebbe stata messa insieme ad un’altra donna, ma lasciata in una stanza da sola. Senza contare che sta bene, ha semplicemente partorito”.

Secondo Vittoria S. il motivo del trasferimento è solo uno: accontentare la famiglia di religione musulmana che non gradisce visite di altri uomini, padri, nonni, zii e semplici amici che si recano a visitare una donna nel momento più bello della sua vita, quello della nascita di un figlio.

“La signora turca è rimasta in una stanza da sola, alla fine, e in quella stanza c’è pure un trambusto infernale perché dentro ci entra una decina di donne alla volta. Solo donne, però, nessun uomo. Perché il marito non vuole”, ha dichiarato Vittoria S., “Il neo-papà turco, infatti, ha detto a mio genero che le visite di altri uomini non le voleva”.

“Un ospedale è per tutti”, ha commentato Vittoria, “Se non ti va bene ti paghi una clinica. Qui siamo in Italia e chi viene si deve adattare e non fare leggi a suo piacimento. C’era talmente cagnara in quella stanza con tutte quelle donne che mancava solo la pecora da mettere al forno. Noi, invece, entravamo due alla volta, come è giusto che sia, per non disturbare perché in fondo, anche se si tratta di un momento meraviglioso da condividere con familiari e amici, quello resta pur sempre un ospedale”.

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