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“Il libro nero del Festival di Sanremo”: la prima puntata sul web

Gli autori sono Romano Lupi e Riccardo Mandelli

Sanremo. Vi proponiamo, preso dal sito della rete di imprese “Sanremo On” la prima puntata dell’edizione web di “Il libro nero del Festival di Sanremo”, già libro cartaceo, di Romano Lupi e Riccardo Mandelli:

Perché Sanremo è Sanremo? Non è soltanto la forma interrogativa della più celebre sigla del Festival della canzone italiana ma è anche il mistero che hanno cercato di svelare Romano Lupi e Riccardo Mandelli con Il libro nero del Festival di Sanremo, recentemente pubblicato dalla casa editrice Odoya di Bologna.

Attraverso la storia del casinò e della rassegna canora nata al suo interno, vengono ripercorse le principali vicende svoltesi a Sanremo dall’inizio del Novecento a oggi. L’intenzione dei primi gestori della casa da gioco, come il celebre Augusto Lurati, era quella di far diventare il casinò una calamita per attirare aristocratici e miliardari da tutto il mondo, contendendo il primato della mondanità alla Costa Azzurra. «L’Italia avrebbe dovuto assumere il primo posto come paese del divertimento, del gioco, dello spettacolo e dell’assenza di pensieri tormentosi. Il regno dell’illusione. La formula paradiso, replicata in tutto il mondo fino a oggi con i necessari adattamenti, sembrava sul punto di trovare proprio qui da noi la massima espressione». Dove circola una montagna di denaro, ovviamente, prosperano anche i traffici illeciti. L’azienda milanese Suvini-Zerboni (oggi editore musicale ma un tempo all’avanguardia nell’industria teatrale italiana), una volta inseritasi negli ingranaggi della casa da gioco, per incrementare i propri profitti, organizzava a un enorme giro di scommesse tra una manifestazione (culturale o sportiva) e l’altra. Le trame occulte che iniziano a dipanarsi dall’interno del casinò, condizionarono la vita nazionale e anche quella del mondo intero, se pensiamo che a Sanremo, nel 1920, si svolse la conferenza di pace che segnò la spartizione del Medio Oriente con la configurazione geopolitica che conosciamo oggi. I giochi di potere e di denaro, anche durante il fascismo, crearono una stretta relazione tra spettacolo e azzardo. Sono gli anni in cui l’edificio del casinò è frequentato dai fratelli De Filippo, insaziabili giocatori; il periodo in cui si organizza un Festival di musica partenopea che nella sua struttura può essere considerato il progenitore dell’attuale kermesse canora. Il primo ad avere l’idea di un Festival della canzone italiana era stato Amilcare Rambaldi, commerciante di fiori sanremese. Per concretizzare la sua intuizione, il giornalista Angelo Nizza, capo ufficio stampa del casinò, cominciò a lavorarsi il nuovo gestore Pier Busseti. Alla fine riuscì a convincerlo che l’idea di un Festival era valida. Nizza attivò allora i suoi amici della sede Rai di Torino, a cominciare da Nunzio Filogamo, presentatore della prima edizione, nel 1951.

Tre anni dopo la manifestazione aveva già consolidato il suo successo. Sono gli anni in cui cominciava a salire alla ribalta delle cronache il problema della droga, lavorata da famose case farmaceutiche. Un traffico internazionale di stupefacenti di cui il nostro paese era un nodo fondamentale. Piano piano entrarono in scena settori deviati delle istituzioni, logge massoniche deviate, organizzazioni paramilitari segrete come Gladio. Intorno si muovevano personaggi come Lucky Luciano, Angelo La Barbera, Salvatore Greco, Giuseppe Bono, Gaetano Badalamenti, Tommaso Buscetta e Joe Adonis, potente boss mafioso italo-americano della famiglia Genovese. Erano gli anni in cui a gestire il casinò si avvicendavano industriali come Rinaldo Masseroni, già presidente dell’Inter, e Achille Cajafa, soprannominato “il dittatore della canzone”. Spesso facevano una brutta fine… Il Festival, nato per i clienti del casinò, diventa un fattore di traino di queste vicende. Per qualche decennio è al centro di un progetto di manipolazione dei costumi, dei pensieri, delle abitudini e dei comportamenti degli italiani, che diventano progressivamente consumisti, apolitici, edonisti.

Tra denunce di brogli, scandali presunti o reali, suicidi o sospetti omicidi e denunce di corruzione, morti e rinascite, il Festival, nel corso dei decenni, ha mantenuto un ruolo centrale nello show business della televisione italiana. La capacità di rigenerarsi, di adeguarsi ai tempi che cambiano, di trovare ruoli diversi, gli hanno sempre conferito una nuova carica di vitalità. Negli ultimi anni è riuscito a configurarsi come mediatore tra reti concorrenti, fino a diventare, ultimamente, una sorta di spareggio tra chi ha vinto Amici e chi ha trionfato a X Factor. Una condizione che lo ha portato, ancora oggi, ad essere la prima manifestazione della tv italiana. Non per niente la conduzione di quest’anno sarà un compromesso, tra Rai e Mediaset, molto più esplicito rispetto ad accordi sottobanco presi in passato. Prova ne è il binomio Carlo Conti-Maria De Filippi (con tanto di gratuità da parte di quest’ultima)”.

To be continued…

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