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Gli amputano la gamba al Santa Corona per una “fascite necrotizzante”, dopo la consulenza chiesta dal Pm presentata istanza di proscioglimento per i due medici alla sbarra

La storia risale a sei anni fa quando il paziente aveva 28 anni

Imperia.  Per una fascite necrotizzante un paziente di Ventimiglia, che oggi ha 34 anni, nel 2011, subì l’amputazione della gamba sinistra all’ospedale Santa Corona.

Una vicenda per la quale la Procura ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di due medici dell’Asl, uno in servizio al pronto soccorso, l’altro nel reparto di dermatologia dell’ospedale di Imperia. I due professionisti sono finiti sotto processo in tribunale a Imperia con l’accusa di lesioni personali. Nessun indagato invece tra i medici del Santa Corona dove il paziente venne operato d’urgenza. A finire alla sbarra sono stati Sebastiano Fichera, medico al pronto soccorso e Angela Maria Campagnoli, dermatologa.

La storia risale a sei anni fa quando il paziente aveva 28 anni. Dopo una banale caduta in bici l’uomo una sera si presentò all’ospedale per essere visitato dopo aver accusato dolori ad una gamba. L’uomo venne dimesso e tornò all’ospedale il giorno dopo per restare quattro giorni in astanteria. Venne nuovamente visitato, ma quei dolori non furono diagnosticati.

Dopo altri esami fu accertato che il paziente era stato colpito da una fascite necrotizzante che, in campo medico, si intende una forma particolare e rara di infezione degli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei.

Situazione che si espande rapidamente attraverso la componente molle del tessuto connettivo che permea il corpo umano. Una malattia, di natura batterica, che si sviluppa in modo rapido e aggressivo e, se non viene trattata al più presto, ed evolve in una lesione cutanea, accompagnata da effetti vistosi come bolle, vescicole e trombosi capillare, seguiti da necrosi dei tessuti sottocutanei.

E infatti al Santa Corona l’uomo venne sottoposto ad un intervento chirurgico per l’amputazione dell’arto. La difesa cercherá di chiarire che i medici non erano responsabili di quanto accaduto. Il paziente venne curato dal medico di famiglia con una crema e un antibiotico che di fatto avevano “mascherato” l’infezione che poi si era manifestata velocemente tanto che al nosocomio pietrese si era deciso di procedere all’amputazione dell’arto.

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