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Giro di vite a Sanremo sulla “sharing economy”, 23 multe per chi ha affittato case in nero

Scattano sanzioni pesanti per coloro che non si mettono in regola e alimentano il turismo clandestino

Sanremo. Pugno di ferro contro coloro che affittano case in nero. Negli ultim mesi 23 le violazioni riscontrate nel Sanremese con multe da 2 mila euro. Un giro di vite più volte richiesto al Comune dalle associazioni di categoria non solo maggiore tutela del turista, ma anche pericoli per la sicurezza pubblica.

Da diverso tempo sia Federalberghi che Federturismo pongono l’accento sul fenomeno incontrollato della sharing economy che è fiorente anche in provincia di Imperia. Secondo uno studio dell’associazione di categoria è stato accertato che le case fantasma che offrono servizi turistici in Riviera sarebbero almeno 2 mila.

Per Americo Pilati, storico presidente regionale di Federalberghi “occorre maggiore equilibro e controlli ancor più incisivinel comparto dell’ospitalità che sta vivendo il grande sviluppo della “sharing economy””. Forte il richiamo alle condizioni e regole fondamentali da quelle fiscali a quelle della sicurezza. “Queste vanno rispettate da tutti i soggetti che operano sul mercato. Perché le norme di sicurezza e sanitarie, per la tutela del consumatore finale, che giustamente si applicano al turismo cosiddetto tradizionale come gli alberghi, devono essere seguite anche da tutte quelle attività che operano nell’economia della condivisione”, ricorda Pilati.

Esiste poi il problema della sicurezza: “Molti affittacamere, come chi affitta case non registra la clientela. Oltre ad evadere il Fisco, potrebbe ospitare soggetti pericolosi-afferma Pilati- Abbiamo già sollevato il problema in diversi incontri con le istituzioni, ma lo faremo ancora affinché vengano attuati controlli capillari non solo a Sanremo, ma nel resto della provincia e della regione in vista delle vacanze di Pasqua e della stagione estiva. Chi non è in regola e non rispetta le normative deve essere severamente punito”.

Sussiste poi un problema di concorrenza sleale. “Solo le strutture certificate-insistono Pilati e Varnero – possono garantire livelli occupazioni e le esperienze professionali maturate nel corso degli anni. Alberghi e residence che ora sono messi a rischio dall’incontrollato proliferare del sommerso”.

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