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Depuratore di Imperia, il Comune accantona 400 mila in attesa del giudizio del Consiglio di Stato

Una battaglia che dura da cinque anni dopo l'avvio della gestione dell'impianto che sorge accanto al parco urbano

Imperia. Meglio prevenire che curare. Ed ecco che il Comune di Imperia, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato ha deciso di impegnare, preventivamente come spesa di gestione del depuratore del parco urbano, 411.838,92.

Decisione precauzionale in attesa di una sentenza dopo che l’Ati Ferrero Attilio Costruzioni Spa, EMIT S.p.A. (ora Veolia W.T.I. S.p.A) e COMAR srl, aggiudicataria dei lavori, opere e servizi occorrenti per l’impianto di depurazione, avevano deciso di ricorrere al Tar.

Una storia che comincia a lontano ovvero dal novembre 2012 da quando cioè è in esercizio l’impianto comprensoriale di depurazione delle acque reflue così come prevede un contratto stipulato tra il Comune di Imperia e l’A.T.I. che prevedeva la costruzione e la gestione quinquennale del nuovo impianto di depurazione delle acque reflue. Era stato stabilito che all’avvio dell’impianto, l’A.T.I. avrebbe dovuto provvedere a gestire gratuitamente l’impianto per il periodo di un anno. I documenti di gara (offerta), parte integrante e sostanziale del contratto, prevedevano anche che l’A.T.I. dovesse gestire l’impianto per anni 5 a fronte di un corrispettivo annuo pari a 181.276,37 euro.

Ma ecco piovere una tegola sugli accordi raggiunti dalle parti. Secondo il Comune i responsabili dell’ATI si sarebbero rifiutati di addossarsi spese espressamente previste a loro carico nella gestione di avvio, quali energia elettrica smaltimenti, ritenendo che fossero venute meno le condizioni di cui al contratto di riferimento che prevedeva la realizzazione di un sistema di trattamento dei reflui a fanghi attivi mentre venne realizzato un più evoluto e complesso impianto che prevedeva il trattamento dei reflui con un processo che sfruttava l’innovativa tecnologia della biofiltrazione, oltre ad adeguamenti del sistema di trattamento dell’aria, che veniva reso conforme ai nuovi limiti previsti dalla normativa nel frattempo entrata in vigore. Sembrerebbe peraltro che nei contratti aggiuntivi, sulla base dei quali l’ATI realizzò l’opera come da rivisitazione, peraltro espressamente voluta dal competente Ministero dell’Ambiente che finanziava l’impianto affidando la gestione dei fondi concessi alla regione Liguria, il problema della gestione non venne mai sollevato per cui implicitamente si ritennero validi i termini dell’offerta e del relativo contratto sottoscritto in precedenza. Ma il Comune ha anche evidenziato che a seguito dell’intervento della magistratura  in merito ad alcune problematiche legate a sversamenti fognari avvenuti tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 era stato imposto anche l’avvio dell’impianto entro il 31 dicembre 2012.

Sotto tale pressione, mancando i tempi per l’apertura di un contenzioso con l’ATI che non intendeva adempiere agli obblighi contrattuali, si decise di avviare comunque l’impianto, anche addossando al Comune costi non dovuti, rinviando la trattazione delle problematiche relative ai costi di avvio ad impianto attivo ritenendo prioritario ottemperare alle imposizioni della magistratura che aveva già aperto procedimenti giudiziari nei confronti dell’allora Dirigente del Settore Ecologia, del Sindaco in carica e del suo predecessore, procedimenti che peraltro si conclusero con la piena assoluzione di tutti i rinviati a giudizio. Le procedure di attivazione si svolsero regolarmente e nel corso della gestione di avvio vennero rilasciate sia l’autorizzazione definitiva allo scarico che quella alle emissioni in atm della linea fanghi. Al termine del periodo di gestione di avvio si diede corso alla gestione ordinaria e nel 2013, terminato l’anno di gestione che avrebbe dovuto essere “chiavi in mano”, con tutti i costi a carico dell’A.T.I., con Determine Dirigenziali veniva mensilmente impegnata in favore della Ferrero Attilio Costruzioni S.p.A, nella sua veste di mandataria del raggruppamento il costo del corrispettivo mensile attualizzato in base al coefficiente ISTAT come determinato in sede di gara che risultò ammontare ad a 30.605,49 oltre iva  (22%) per complessivi €/mese 37.338,69.

Una procedura che permise di garantire la funzionalità dell’impianto per cui l’ATI pretendeva invece compensi di gran lunga superiori a quanto previsto adducendo quali motivazioni il lungo tempo intercorso tra la presentazione dell’offerta e l’effettivo avvio dell’impianto (24 anni) nonché le sostanziali modifiche tecnologiche, di cui già detto, apportate all’impianto divenendo quindi impossibile sottoscrivere un contratto di gestione sulla base dei termini della gara a suo tempo espletata. L’ATI accettò di proseguire nelle attività di gestione e conduzione avviando le procedure per vedersi riconosciuto quello che era ritenuto il giusto compenso in prima istanza e successivamente, visto che le procedure legali avviate per giungere al riconoscimento di quello che veniva ritenuto il giusto compenso non seguivano l’iter sperato dall’ATI, per ritirarsi dalla gestione con decisioni unilaterali che con atti d’imperio a tutela della salute pubblica, emanati dal sindaco con due ordinanze del 2015 vennero impediti. Il Comune ha evidenziato inoltre che a seguito dell’ultimo provvedimento del sindaco, le attività di gestione dell’impianto sono state riprese dalla sola Veolia WTI S.p.A. in quanto si rileva agli atti che la ditta Comar s.r.l. non partecipò mai a tale attività già dal corso delle fasi iniziali e la ditta Ferrero Attilio Costruzioni S.p.A., ritenuta l’ordinanza n.377/15 affetta da nullità, disattendendo quindi le decisioni del TAR della Liguria, a cui era stato presentato ricorso a seguito della notifica dell’ordinanza n.22/15, avesse specificatamente respinto la domanda volta ad ottenere la riconsegna coatta dell’impianto all’Amministrazione Comunale.

E così, in base alla rivalutazione, il costo di gestione, pari a 30.605,49/mese oltre Iva venne quindi mensilmente riconosciuto, fino a tutto il 30/06/2014, e rispetto a quelle che erano le condizioni di gara, il Comune si assumeva gli oneri relativi agli smaltimenti (fanghi fino al 12 giugno 2015, vaglio e sabbie tutt’ora) che sarebbero stati a carico dell’ATI mentre questa si assumeva l’onere di approvvigionare i reagenti (tutt’ora) che sarebbero invece stati a carico dell’Ente appaltante, i costi energetici sempre sostenuti dal Comune come peraltro previsto dai documenti di gara, ma solo a partire dalla gestione ordinaria, con riserva di procedere ad una successiva ri-attribuzione dei costi come contrattualmente suddivisi ed a tali condizioni la gestione proseguì fino a tutto il 2014. Con sentenza del Tribunale Amministrativo del 5 novembre 2015 a cui ricorse l’ATI chiedendo l’annullamento dell’ordinanza del sindaco, pur riconoscendo nullo il provvedimento veniva respinta la domanda finalizzata ad ottenere la riconsegna coatta dell’impianto all’Amministrazione e ciò nonostante l’ATI tentò di abbandonare, con decisione unilaterale, le attività di gestione per cui venne emessa un’ulteriore ordinanza che imponeva l’immediata ripresa delle operazioni di gestione ed a cui ottemperò la sola Veolia W.T.I. S.p.A. per cui l’inottemperanza da parte della Ferrero Attilio Costruzioni S.p.A. venne segnalata all’autorità giudiziaria. 

E così si arriva ai giorni nostri. In esito alle vicende giudiziarie potrebbe essere ipotizzabile un debito del Comune nei confronti dell’ATI di 411.838,92. Considerato ciò che è accaduto in passato per il Comune appare palese l’impossibilità di instaurare alcun processo di conciliazione con l’ATI. Da qui la decisione di impegnare, in pendenza delle decisioni che vorrà assumere il Consiglio di Stato, presso cui è pendente un ricorso presentato dall’ATI di gestione dell’impianto di depurazione delle acque reflue della città, per il riconoscimento di quello che viene ritenuto il giusto compenso per le attività gestionali tutt’ora in corso, nonchè al fine di evitare possibili danni all’assetto finanziario del Comune.

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