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C’era una volta la Befana dei sanremaschi: tra caramelle nelle drogherie e doni al vigile del Rigolè

Gianni Modena ricorda i festeggiamenti dell'Epifania nella Sanremo di ieri

Sanremo. E dopo Natale e Capodanno, è giunta anche l’Epifania, festa “che tutte le feste porta via”, come recitava l’antico adagio.  Una ricorrenza attesa da grandi e piccini per la sua calza traboccante di dolci da scartare uno a uno e mangiucchiare un po’ per volta. E oggi come ieri centinaia e centinaia di sanremesi hanno rinnovato la tradizione, facendo trovare al risveglio dei loro bambini caramelli, carbone, lecca lecca. C’è chi però a questo giorno guarda con un pizzico di nostalgia, come Gianni Modena, un sanremasco doc che ci racconta la Befana di una volta, quella che in una Sanremo appena uscita dalla guerra, solcando il cielo sopra una scopa impagliata, oltre a doni e dolciumi dispensava i bambini di antiche favole e grandi sogni.

“Mi ricordo che la sera del 5 gennaio – racconta  Gianni – eravamo soliti appendere una calza a un chiodo sistemato nella cappa del camino. La calza era sempre di lana, così da essere più capiente, e fatta a mano dalla mamma o dalla nonna. Se non avevi il camino, veniva sistemata al fianco della stufa, ma sempre e solo in cucina, perché era Gesù Bambino che il giorno di Natale arrivava in sala. Non dimenticherò mai la gioia e insieme il timore che vivevo la mattina seguente quando andavo a scoprire quella calza. La gioia di trovare regali, caramelle e il timore di scoprire il carbone e quindi di non essere stato buono. Al tempo poi non era zuccherino come quello che esiste oggi in commercio, era davvero cattivo! I primi cubotti dolci li ricordo a cominciare dai 7-8 anni, prima non li fabbricavano”.

“Che bei tempi – prosegue Modena – se ti dicevano che gli asini volavano, gli asini potevano volare realmente. Vivevamo in una favola, circondati da sogni e avventure. L’attesa del risveglio, di trovare tante fantasticherie e leccornie solamente per te, era meraviglioso, irripetibile. Da sola, l’attesa, valeva tutte le feste. Io ho creduto alla Befana fino ai 10 anni, a Gesù Bambino (e non Babbo Natale), fino all’anno seguente. Che giorno orribile quando mio papà mi spiegò la verità, non potevo crederci. Ma anche quella rivelazione e l’emozione a seguire facevano parte della mia epoca. Oggi i bambini sanno già tutto e se in loro sorge qualche dubbio ci mettono un istante ad andare su internet e informarsi. Io vorrei che anche i miei nipoti e i nipoti dei miei nipoti potessero vivere le feste con la stessa magia dei miei anni”.

E aggiunge: “ “Il giorno dell’Epifania a Sanremo era una grande festa. C’era la Befana del Casinò, organizzata per i bambini dei dipendenti, e soprattutto la Befana del vigile: alcuni cittadini, in particolar modo commerciante e a seconda delle loro disponibilità, ricoprivano il vigile urbano in postazione al Rigolè di regali, panettoni, piccoli oggetti”. Un’usanza quest’ultima come tante andata perduta nel volgersi dei tempi e che molto probabilmente nacque a scopo benefico per aiutare i bisognosi.

Ma dove acquistava la Befana le caramelle? “Nelle drogherie – spiega il nostro ripercorrendo con la memoria una Sanremo che non c’è più –. Gli scaffali erano immersi di barattoli di vetro con all’interno tante, tantissime leccornie. Tra le diverse botteghe esistenti, mi ricordo Celloni, in via Feraldi”. Le caramelle più gettonate? “Le famosissime Novi, che erano prodotte da un’azienda la cui dipendente andò anche al Festival di Sanremo in qualità di cantante. Era Tonina Torielli ed era bellissima, tutti ci innamorammo e la soprannominammo La caramellaia di Novi Ligure. Eh sì, anche un tempo il Festival e i suoi cantanti li vivevamo in maniera diversa…”.

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