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Anche la Liguria rientra tra le regioni dell'”Italia degli imboscati”

A causa di coloro che riescono senza fondate motivazioni a evitare, per "inidoneità parziale" o per abuso della legge 104, il lavoro per il quale sono stati assunti

Liguria. Anche la Liguria rientra tra le regioni dell'”Italia degli imboscati”. Non si tratta degli ormai famosi “furbetti” che timbrano e se ne vanno a spasso, come è successo a Sanremo l’anno scorso, degli assenteisti cronici o di altri piccoli truffatori del pubblico impiego ma di coloro che, soprattutto nel settore pubblico, riescono senza fondate motivazioni a evitare, per “inidoneità parziale” o per abuso della legge 104, che offre una serie di benefici ai lavoratori disabili gravi, il lavoro per il quale sono stati assunti facendosi trasferire tra le scartoffie di un ufficio, lontano dalla strada, lontano dai cittadini.

“Andare incontro a malattie o infortuni parzialmente invalidanti o dover assistere parenti disabili sono sacrosante e indiscutibili ragioni per cambiare mansione, per evitare i lavori più gravosi, o più semplicemente per avere permessi e congedi. Ma qui stiamo parlando dell’abuso che si fa di questi diritti, grazie a migliaia di sconsiderate autorizzazioni rilasciate dalle commissioni mediche – viene spiegato in un articolo di “Economia e Finanza” del quotidiano online La RepubblicaLa conseguenza è doppia: si creano vuoti preoccupanti nei lavori più richiesti (dagli infermieri ai vigili urbani) caricando un peso sempre più insostenibile sulle spalle di chi nel pubblico impiego dà l’anima tutti i giorni; e si penalizza chi tra i lavoratori avrebbe veramente bisogno di assistenza”.

Il 12% dei dipendenti della sanità pubblica, circa 80 mila persone, per lo più donne – è riuscito a farsi riconoscere una serie di limitazioni alla propria idoneità lavorativa, con punte del 24% tra gli operatori socio-sanitari, seguiti dal 15% degli infermieri. “La metà di quegli 80 mila – dice una ricerca a campione targata Cergas-Bocconi - ha diritto a non sollevare i pazienti e a non trasportare carichi troppo pesanti (un lavoro burocraticamente chiamato “movimentazione di carichi e pazienti”). Un altro 13 per cento non può lavorare in piedi, il 12 non lo può fare di notte. Il resto viene esentato da una lunghissima serie di operazioni: essere esposti a videoterminali, a rischi biologici, chimici e allergie, stare a contatto con i pazienti, fare lavori che producono stress, operare in taluni reparti, e così via”.

“Prima anomalia: negli ultimi cinque anni – dice l’Inpsgli accessi alla legge, per la propria disabilità e per quella dei familiari, sono cresciuti rispettivamente del 22,5 e del 34 per cento”. “Seconda anomalia: Nel pubblico impiego – ancora dati Inps – i beneficiari della 104 e dei congedi straordinari sono 440 mila, ossia il 13,5 per cento di tutti i dipendenti, mentre nel settore privato sono appena il 3,3 per cento. Certo, in qualche misura può pesare il fatto che un dipendente privato, per timore di perdere il posto, sia meno propenso a chiedere quei permessi. Ma questo non basta a spiegare una differenza così macroscopica”.

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