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Alla ricerca di San Tommaso, a Cervo una pala d’altare da conservare con amore

Cervo. San Tommaso da Villanova in una pala di altare nella chiesa di San Giorgio e San Nicola a Cervo.
Tommaso di Villanova, al secolo Tomás García Martínez (Fuenllana, 1488 circa – Valencia, 8 settembre 1555), fu un religioso spagnolo appartenente all’Ordine degli eremitani di sant’Agostino, divenuto poi arcivescovo di Valencia. Fu anche asceta e predicatore ed è stato proclamato santo da papa Alessandro VII nel 1658. Una pala d’altare dedicata a San Tommaso di Villanova è presente nella chiesa di San Giorgio e San Nicola ed è opera di Francesco Bruno e Francesco Carrega sec. XVIII. Difatti tale chiesa in un atto del 1600 fu in consegna agli Agostiniani i quali vi costruirono un convento che rimase fino al 1798, anno in cui Napoleone e la Repubblica Ligure vi posero fine. Nella pala il Santo Tommaso di Villanova è ritratto nell’atto di consegnare una moneta ad un bimbo che è in grembo alla madre inginocchiata e contornato da mendicanti.

Alle sue spalle, dietro una colonna emergono i volti di due frati agostiniani. Dall’alto, assise su di una nube, assistono alla scena le Sante Lucia ed Agata. Nella foto partendo da destra abbiamo Sant’Agata con due bei seni dentro ad una coppa, che dovrebbe curare le malattie al seno, vissuta alla fine dell’impero romano e a cui sono state amputate le mammelle, la sua vicina con cui parlotta è Lucia che era una giovinetta di Siracusa, segretamente convertita alla fede in Cristo,vissuta alla fine del III secolo.

Essendosi la madre ammalata, la figlia volle accompagnarla sino al sepolcro di una fanciulla, martire cristiana, Agata di Catania, in odore di santità,per impetrare la sua guarigione. Qui, nel fervore della preghiera, Lucia, che pure era già promessa sposa di un giovane pagano, fece voto di non sposarsi e di far dono di ogni suo avere ai poveri se la madre fosse guarita.
Per intercessione di Sant’Agata, la madre di Lucia guarì, ed essa volle adempiere al voto donando i suoi beni ai poveri e rifiutando le nozze. Il promesso sposo, sconvolto dall’ira, poiché in quel periodo venivano applicate le leggi persecutorie di Diocleziano contro i cristiani, denunciò alle autorità che Lucia era cristiana, per vendicarsi di lei.

Lucia venne arrestata e torturata per essere costretta ad abiurare la sua fede, ma essa non si arrese, e preferì avere strappati gli occhi (si vedono nella pala sul palmo della mano destra) ed essere uccisa piuttosto che cedere alle imposizioni dell’Arconte Pascasio.  Entrambe le sante ostentano la palma del martirio. Ecco spiegato il motivo dell’accostamento delle due Sante.
Anche in questa Pala emerge che Francesco Carrega si ispirava alla scuola romana del Pompeo Girolamo Batoni.

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