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Ventimiglia, domani sera terza fiaccolata interreligiosa: presenti tre vescovi e delegazioni comunità islamica, anglicana e ortodossa foto

Al termine della preghiera, i fedeli si sposteranno nella cattedrale di Ventimiglia Alta per dare inizio alla novena

Ventimiglia. Domani sera, sul sagrato della chiesa di sant’Antonio di via Tenda, nel quartiere delle Gianchette, avrà luogo, a partire dalle 19,00, la terza fiaccolata interreligiosa. Saranno presenti tre vescovi cattolici, Antonio Suetta (diocesi di Sanremo-Ventimiglia), Bernard Cesar Augustin Barsi (Arcidiocesi di Montecarlo) e André Marceau (diocesi di Nizza), oltre a delegazioni delle comunità islamica, anglicana e romeno ortodossa.

Al termine della preghiera, i fedeli si sposteranno nella cattedrale di Ventimiglia Alta per dare inizio alla novena in preparazione al santo Natale. “Con questo è il terzo anno che la nostra diocesi la celebra a Ventimiglia, facendola precedere dalla preghiera interreligiosa in luoghi simbolo della situazione di disagio che la città sta vivendo per l’accoglienza ai migranti”, ha scritto Maurizio Marmo, responsabile della Caritas intemelia, “Il primo anno l’incontro si è tenuto sulla spiaggia, dove è stata accolta la «croce di Lampedusa» a significare la vicinanza con chi si trovava a vivere l’emergenza. Lo scorso anno si è partiti dal piazzale davanti alla stazione ferroviaria dove era stato allestito un centro di prima accoglienza. Quest’anno ci ritroveremo sul sagrato della chiesa di Sant’Antonio dove sono state aperte le porte della carità a tutte quelle persone che un’ottusa burocrazia aveva deciso di non accogliere in stazione, a significare che non dovevano fermarsi in città. Ma poiché fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, un mare di povertà, disagio e morte, ma anche speranza, ricerca di libertà, di nuovi spazi e persone con cui condividere questo breve pellegrinaggio terreno a Ventimiglia quelli che non dovevano rimanere e che non avrebbero dovuto mai più arrivare c’erano ancora e, guarda un pò, più numerosi di prima. Per fortuna il sacerdote colombiano, don Rito Alvarez, ha aperto le porte della sua parrocchia. Sicuramente più abituato di noi a vivere e gestire situazioni estreme e avendo a disposizione un locale abbastanza ampio, dotato di cucina e servizi, ha accolto coloro che, quando non è nuvolo, hanno come tetto un cielo di stelle. «Se vi accontentate, e non avete dove andare, qui potete dormire e mangiare fino a quando chi di dovere troverà un’adeguata soluzione al problema». Don Rito è con noi da diversi anni, ma non conosce ancora bene il nostro Paese, non sa che da noi il provvisorio è quasi sempre definitivo e così, con il passare dei giorni prima e dei mesi poi, la situazione non è particolarmente migliorata”.

“Vero è che nel frattempo è stato istituito un campo gestito dalla Croce Rossa, ma chiaramente insufficiente a ospitare tutte le persone che ne hanno bisogno”, ha aggiunto Marmo, “Questo perché sia chiaro che quelle persone non dovrebbero arrivare a Ventimiglia e non dovrebbero quindi essere lì. E così, la parrocchia di Sant’Antonio, vista la presenza di donne con bambini e di alcune famiglie che non è opportuno far confluire nel campo Cri, continua a lasciare le sue porte aperte. Quest’anno abbiamo quindi deciso di riunirci sul sagrato della chiesa di Sant’Antonio. Perché noi cattolici ci prepariamo a fare memoria di quell’evento che ha cambiato il mondo, a ricordare quel bambino nato in una stalla, quel bambino che per noi è anche Dio e che ci ha preso per mano e ci ha risollevato da una situazione di peccato, insegnandoci che si può vivere in pace volendosi bene e amando anche chi non ce ne vuole. Per questo facciamo festa, siamo contenti, gli eleviamo la nostra preghiera di ringraziamento e abbiamo voglia di condividere questo momento con i nostri amici, con i nostri fratelli“.

“Ecco che accogliamo con sincera amicizia i fratelli anglicani che portano anch’essi la loro preghiera, i fratelli ortodossi che anche loro si uniscono in preghiera, i fratelli musulmani che elevano anche loro la preghiera al Dio unico, Dio di pace, Dio di fraternità, Dio di misericordia, di pietà, di carità, qui dove negli ultimi mesi, uomini e donne di culture diverse, di religioni diverse, laici, non credenti hanno vissuto insieme, aiutandosi a vicenda, mettendo a disposizione il loro tempo, le loro capacità, semplicemente con amore per il vicino, per l’altro, senza guardare il colore della pelle, la lingua, se venisse da vicino o da lontano, se pregasse un altro Dio, se non dovesse essere lì o se dovesse essere fermato prima”, ha concluso il responsabile della Caritas, “Era piccolo, aveva fame e sete, era svestito, indifeso, al freddo, come quel bambino che nascerà tra poco e che aspettiamo con ansia perché porti pace, serenità, armonia e concordia ai nostri cuori e ai cuori di tutta l’umanità. Buon Natale a tutti, proprio a tutti, nessuno escluso”.

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