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Un mese fa l’alluvione a Rezzo, il sindaco Adorno: “Si lavora anche a Natale”

E gli abitanti hanno organizzato un Presepe Vivente a dimostrazione che il paese vuole tornare a vivere

Rezzo. Il 24 novembre è una data che resterà impressa nella memoria degli abitanti di Rezzo per lungo tempo. L’alluvione ha segnato il territorio e i residenti del paese della Valle Arroscia che ha subito danni ingenti alle strade, alla rete idrica e fognaria. Un mese dopo la situazione sta tornando lentamente alla normalità “ma si lavora anche a Natale perché nessuno di noi è abituato a restare a guardare”, dice con tanto orgoglio per la sua gente il sindaco Renato Adorno che tra l’altro ha impugnato un provvedimento che impone la chisura della strada provinciale ogni qualvolta verrà emanata l’allerta gialla. “Se la strada dovrà essere chiusa – afferma il sindaco – ci deve pensare la Provincia e non il Comune e comunque eventuali situazioni di pericolo, a nostro avviso, sussistono semmai in caso di allerta arancione. Gli stessi geologi hanno precisato che la frana potrebbe muoversi addirittura con piogge intense e quindi in allerta rossa”.

Non va poi dimenticato che Rezzo, giusto una settimana fa, è stata oggetto di un attento sopralluogo da parte del governatore della Liguria Giovanni Toti e degli assessori alla Protezione Civile Giacomo Giampedrone e dell’assessore all’Urbanistica Marco Scajola. “Hanno potuto verificare con mano che i danni ci sono stati e che le risorse finanziarie a disposizione di questo paese non sono sufficienti – sottolinea Adorno – Entro fine anno convocheremo un consiglio comunale nel quale illustreremo le spese per le somme urgenze che ammontano a 149 mila euro. Sono tanti soldi – dice il primo cittadino – Ci auguriamo che la Regione ci possa inviare i soldi che ci ha promesso perché altrimenti si richierebbe il default”.

E intanto Rezzo si appresta a vivere un Natale davvero speciale. Questa sera alle 21,30 è in programma la messa e poi il Presepe Vivente nel corso del quale verrà battezzata una bimba del paese. “Un modo per far capire che la vita in queste vallate piegate dall’alluvione deve riprendere”, conclude Adorno.

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