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SEL, Carla Nattero “Chiusura Agnesi dramma terribile”

"Nell'immediato bisogna pensare agli operai e alle operaie dell'Agnesi e affiancarli"

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Imperia. La chiusura dell’Agnesi è un dramma terribile per i lavoratori e per la città di Imperia. E’ un dramma che viene da lontano : dalla scelta ciecamente turistica di Scajola degli anni ’90, al megaregalo senza contropartita fatto dall’amm. Sappa a Colussi con l’autorizzazione a costruire alle Ferriere, alla trattativa condotta male in questi ultimi anni da Capacci, senza partecipazione emotiva e senza convinzione. Sullo sfondo, come dato decisivo, il nodo strettissimo tra politica e capitalismo familiare che a Imperia conosce sempre un solo e unico sbocco: la rendita fondiaria e la speculazione edilizia.

La canzone è talmente sempre la stessa che noi abbiamo la fondatissima sensazione che alla fine Colussi abbia avuto la rassicurazione che il vincolo industriale dello stabilimento ,ribadito recentemente dalla mozione approvata dal Consiglio Comunale, poteva essere facilmente superato, che dove c’erano le linee della pasta poteva farci le solite cose: residenze, centro commerciale ecc…

Non si spiegano in altra maniera le dichiarazioni di Capacci che lo stesso giorno del licenziamento degli operai ha ribadito la sua disponibilità a cambiare la destinazione d’uso dello stabilimento e soprattutto quelle di oggi di Alberti, il Presidente degli industriali, che ripete la solita solfa “Ormai le cose sono andate così, il sindaco dia il via alla ristrutturazione dello stabilimento a fini residenziali,commerciali e turistici”.

Questo tipo di operazioni in tempi di crisi, ricordiamo che Colussi ha il certificato edilizio per costruire decine di migliaia di mc alle Ferriere e non lo sta utilizzando,non sono realmente fattibili. Basta vedere le tante operazioni immobiliari incompiute che ci sono in città.

Ma soprattutto bisogna che politici e imprenditori locali si convincano una volta per tutte che queste operazioni sono vecchie e perdenti perchè non portano né sviluppo, né lavoro, né vivibilità alle città.

Quindi se questa città vuole ripartire pensiamo ad altro. Per esempio a una diversificazione di destinazioni produttive nello stabilimento legate all’agroalimentare. Se non si può fare nulla, si può mettere sull’edificio un vincolo a verde urbano e progettare un polmone verde che aiuterebbe sicuramente lo sviluppo turistico e la qualità di vita degli abitanti.

Vogliamo concludere dicendo che prima di tutto nell’immediato bisogna pensare agli operai e alle operaie dell’Agnesi e affiancarli, anche con un po’ di fantasia e di generosità da parte di istituzioni e associazioni imprenditoriali, nella ricerca di una nuova occupazione, difficilissima nel deserto di opportunità che offre la nostra zona.

Carla Nattero

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