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PRC Dianese: “Anche a Diano Marina abbiamo la nostra telenovela”

"Riteniamo che far pagare ai cittadini l'ingaggio di consulenti per ottenere pareri sull'applicazione delle leggi non sia un buon modo di spendere il loro denaro. Forse chiedere un parere ai ministeri interessati sarebbe una prassi più economica e, soprattutto, meno aperta ad eventuali contenziosi"

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Diano Marina. scrivono dal Partito della Rifondazione Comunista Direttivo del Circolo Dianese “G.B. Acquarone”: “Anche a Diano Marina abbiamo la nostra telenovela, che dura da anni e della quale noi di Rifondazione siamo purtroppo non solo attenti spettatori, ma anche voce inascoltata che da sempre propone soluzioni ai problemi, ed anche a questo, e non solo, si oppone a quanto viene fatto dall’Amministrazione Comunale.

Questa telenovela, in onda dal 24 maggio 2002, è intitolata “GM”, e i vari sindaci che si sono succeduti hanno fatto di tutto per tenere alta l’attenzione del pubblico e dei media con numerosi colpi di scena.

Ma tornando a cose più serie, e senza addentrarci nei dettagli di quanto accaduto finora, ribadiamo la nostra posizione: la società GM deve rimanere a capitale interamente pubblico, unico modo di aumentare le entrate comunali con la conseguente maggiorazione delle possibilità di accedere a mutui per le numerose opere pubbliche di cui Diano Marina necessita (acquedotto, fognatura, strade, scuole, ecc… ecc…) ed essere controllata da un Consiglio di Amministrazione nel quale siano presenti amministratori sia della maggioranza che dell’opposizione consiliare.
Per quanto riguarda l’intenzione di Chiappori di avvalersi di un consulente legale per ottenere un parere, rileggiamo oggi quanto scrivemmo in un comunicato stampa del lontano 28 settembre 2010: «Una cosa che vorremmo anche sapere è quanto denaro pubblico è stato speso dall’Amministrazione in “consulenti legali e amministrativi” per ottenere un tale consiglio in merito alla GM bis: sarebbe bastato chiedere a noi e un parere l’avremmo dato gratis». Ma anche copiare da altri comuni che hanno già internalizzato attività simili, verificandone il sistema di amministrazione usato, sarebbe già un passo avanti.

Riteniamo che far pagare ai cittadini l’ingaggio di consulenti per ottenere pareri sull’applicazione delle leggi non sia un buon modo di spendere il loro denaro. Forse chiedere un parere ai ministeri interessati sarebbe una prassi più economica e, soprattutto, meno aperta ad eventuali contenziosi”.

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