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La storia

“Noi ostaggio della frana di Rezzo, impossibilitati ad andare al lavoro”

In trecento vivono nel paese isolato dopo l'alluvione di una settimana fa

Rezzo. Sono imprigionati all’interno del proprio paese, isolato da una frana, gli abitanti di Rezzo e delle frazioni di Lavina e Cenova. Dal 25 novembre, giorno dello smottamento che ha reso impraticabile la strada provinciale, trecento persone non possono recarsi nemmeno al lavoro. “Nessuno ci dice nulla, sappiamo le cose da internet”, dichiara Yara, “Non ci permettono nemmeno di andare a piedi fino alla frazione di Cenova per vedere com’è realmente la situazione. Anche che l’acqua non era più potabile lo abbiamo saputo per caso, leggendo un foglietto appeso in comune”.

Ma a preoccupare i residenti in età lavorativa è proprio l’impossibilità di raggiungere i posti di lavoro: “Nessuno ci retribuisce per i giorni di lavoro persi”, dice Yara, impiegata in una cooperativa, “Anzi mi sto mangiando ferie e permessi”.
Con la strada provinciale chiusa e quella che attraversa il torrente resa impraticabile dalle piogge, l’unico modo di allontanarsi dal paese è percorrere a piedi, o a bordo di una moto da cross, il sentiero che passa per il bosco. Ma fino a ieri, lamentano gli abitanti, era inaccessibile pure quello. Senza contare che “è impensabile fare a piedi circa quattro chilometri nel bosco alle 5 del mattino per andare a lavorare e poi tornare indietro”.
“Non siamo in ferie, siamo bloccati qui: qualcuno deve aiutarci”, conclude Yara.

Il sindaco Renato Adorno conosce bene questi problemi, ma la bacchetta magica non ce l’ha: “Se avessi un elicottero li accompagnerei io”, dichiara, “La situazione purtroppo è questa”. Ora non resta che attendere il verdetto di Roma al primo Consiglio dei Ministri quando verrà deciso se concedere o meno al territorio dell’entroterra imperiese lo stato d’emergenza. Ieri, a Rezzo, la protezione civile ha effettuato un sopralluogo proprio per verificare l’entità dei danni ma, come è normale che sia, non ha dato nessuna indicazione: la decisione di avviare la procedura d’emergenza non è di sua competenza.

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