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Migranti Ventimiglia, vescovo Suetta: “Qualunque atteggiamento di chiusura è condannato a incomprensione e inutilità”

"Con cuore, responsabilità e compartecipazione dobbiamo imparare a gestire il fenomeno"

Ventimiglia. A spiegare il significato della preghiera interreligiosa è stato il vescovo della diocesi di Ventimiglia Sanremo monsignor Antonio Suetta: “Questa iniziativa coincide con l’inizio della Novena di Natale che rappresenta un significativo punto di contatto tra di noi e i musulmani che non credono in Gesù come figlio di Dio ma lo riconoscono profeta e quindi volentieri partecipano a questo momento per noi importante”.

Ventimiglia preghiera interreligiosa

“Il primo anno questa iniziativa era nata esclusivamente come ricordo delle vittime del Mediterraneo”, ha aggiunto il vescovo, “Sia l’anno scorso sia quest’anno, invece, a questo primo scopo che rimane sempre naturalmente presente nella nostra preghiera si aggiunge qualcosa che ci tocca molto più da vicino ed è il tema dell’accoglienza, dell’interazione con i profughi che sono presenti qui a Ventimiglia. Debbo riconoscere, e lo dico con gioia e anche con fierezza di essere vescovo di questa diocesi, che la città di Ventimiglia ha dimostrato grande cuore, grande intelligenza. In modo particolare anche il quartiere delle Gianchette. Naturalmente ci sono state delle lamentele di cui comprendo e, direi, condivido perfettamente le ragioni perché il disagio per gli abitanti di questo quartiere indubbiamente c’è. Spesso però ho fatto notare, con molta semplicità e senza la pretesa di risolvere il problema, che trovo un grosso divario tra i problemi dei profughi che sono qui da noi e il disagio che possiamo avere noi, senza però volerlo minimizzare”.

Tra i vari problemi dei migranti vi è in primis quello del passare la frontiera, anche se, dichiara Suetta “guardando un po’ i numeri delle persone che sono passate di qui questa estate, di quelle che sono rimaste e di quelle poche che sono state trasferite dobbiamo dire che questo passaggio accade e credo che sia un fenomeno, come è sempre stato, inarrestabile. Qualunque atteggiamento di chiusura si condanna, non solo all’incomprensione, ma anche all’inutilità oltre che a creare sofferenza. Credo che, invece, insieme con cuore, responsabilità e compartecipazione dobbiamo imparare a gestire il fenomeno”.

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