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Lavori a Villa Ninina di Scajola, Gaggero e De Cicco in aula: “L’ex ministro era regolare nei pagamenti”

Chiamati a testimoniare gli inquirenti, ma anche coloro che hanno eseguito i lavori nella dimora dell'ex ministro

Imperia. Prima il giudice Maria Grazia Leopardi, ora Caterina Lungaro. Due togati per un processo a carico dell’ex ministro Claudio Scajola, finito sotto processo per la ristrutturazione di Villa Ninina, sulle alture di Imperia. Vigilia di Natale con una sola udienza a Palazzo di Giustizia ma con una lunga sfilata di testimoni che, in sostanza, hanno dovuto confermare quanto già deposto nel corso delle udienze precedenti.

E questa mattina in aula c’era anche l’ispettore Ivan Bracco, comandante della polizia postale e delle telecomunicazioni per la provincia di Imperia, con lui anche gli uomini della guardia di finanza che hanno effettuato verifiche contabili sui pagamenti all’Arco che aveva effettuato i lavori di ristrutturazione della dimora di Scajola. E’ tornato in aula anche Gianfranco Gaggero, ex assessore comunale e attuale consigliere di minoranza a Imperia. In questo caso ha dovuto spiegare come si muoveva il materiale a disposizione del cantiere e come erano stati eseguiti alcuni interventi di ristrutturazione con l’installazione di una gru per lavorare meglio nell’area della villa e spostare il materiale necessario. Gaggero ha spiegato che era stato necessario demolire il tetto asportando le travi in cemento armato, ma domande rivolte al professionista da parte degli avvocati difensori hanno riguardato anche le spese dei materiali utilizzati e la manodopera (fatture e bolle ndr) che aveva un ricarico variabile dal 14 al 22% a seconda dell’opera. Domande sono state poste sulla vasca dei pesci installata nel giardino della villa. “Scajola ha la mania dei pesci, e quella vasca era di circa due metri e mezzo. Opera che era stata realizzata in cemento armato in un luogo che non dava fastidio”. Gaggero ha anche precisato che non è stata effettuata alcuna operazione di disboscamento “Interventi che sono stati pagati regolarmente”, ha precisato Gaggero.

A testimoniare al processo è stato chiamato anche l’ingegner Giovanni De Cicco che era direttore dei lavori nella villa di Scajola. Il professionista ha spiegato come lavorano le ditte e incaricate di eseguire gli interventi come ad esempio la sistemazione del bagno turco. In aula ha testimoniato anche il consulente contabile dell’Arco. “Tenevo i conti dell’impresa incaricata di quest’opera. Ma non mi occupavo degli eventuali rincari”.

L’ex ministro, questa mattina, era in aula assistito dall’avvocato Marco Mangia. Deve rispondere di finanziamento illecito a parlamentare e con lui alla sbarra è finito anche l’imprenditore Ernesto Vento.

Il dibattimento è dovuto ripartire dopo che il giudice Maria Grazia Leopardi è stata trasferita a Fermo nei mesi scorso. Nel corso dell’ultima udienza lo stesso giudice aveva predisposto il rinvio del processo. La pubblica accusa sostenuta dal pm Alessandro Bogliolo contesta a Claudio Scajola di aver usufruito di uno sconto eccessivo dall’impresa di Vento che ha effettuato gli interventi nella dimora di via Diano Calderina. Scajola seduto vicino al suo legale ha salutato tutti i testimoni stringendo mani e scambiando auguri per le feste natalizie.

Il processo riprenderá il prossimo anno al 27 gennaio con l’affidamento di una consulenza tecnica disposta dal giudice Lungaro.

 

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