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Il judo a Imperia, dai primi passi all’attività svolta oggi nel “dojo” fondato da Mario Todde, uno dei pioneri, scomparso vent’anni fa foto

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Imperia. Se da oltre 50 anni il judo nel ponente ligure è una importante realtà e vanta tanti praticanti, merito è anche di Mario Todde, uno dei pionieri di questa disciplina. La ricorrenza del ventennale della sua scomparsa è stata occasione propizia per approfondire la conoscenza del club che egli ha fondato 40 anni fa e che oggi porta il suo nome, il Judo Dojo Mario Todde Zen Tao Do Imperia. All’incontro svoltosi nei giorni scorsi presso la palestra di via Nazionale 30, a Castelvecchio, era presente anche l’assessore allo sport del Comune di Imperia, Simone Vassallo, il quale ha speso parole di elogio per la meritoria attività di questa associazione, per conto della quale sono intervenuti Piercarlo Todde, figlio di Mario e attuale responsabile tecnico nonché presidente, l’istruttore e dirigente Fabrizio Mojoli, e Antonia Siciliano, curatrice dei corsi di meditazione zen che affiancano la pratica delle arti marziali.

“Il judo per noi è uno strumento di crescita della persona – ha detto afferma Piercarlo Todde -. In questo dojo, che significa letteralmente luogo in cui si impara la via, in cinquant’anni, abbiamo avuto un centinaio di cinture nere e fior di campioni, ma per noi prima dell’aspetto agonistico vengono sono altri valori, oggi troppo spesso dimenticati. Fratellanza, rispetto, educazione, comunione, disponibilità, lealtà sono la priorità da trasmettere ai nostri allievi allievi. Il nostro scopo  non è quello di portare un ragazzo alla medaglia, ma di formare degli uomini, fornendo delle basi e delle esperienze che siano poi utili nella vita, nelle difficoltà e nelle necessità con cui si ha a che fare quotidianamente. Insegniamo a prendersi cura dello spirito, a trasmettere positività. Certo, c’è anche la parte sportiva e di utilizzo delle tecniche che insegniamo, ma sempre nel rispetto delle regole e considerando chi ci sta davanti non come un avversario, ma come una parte di noi stessi. Regole sportive e regole di convivenza e di condivisione anche dentro queste mura. C’è parecchia similitudine con quello che fanno gli scout”.

Coloro che praticano il judo in questo contesto sono un’ottantina, giovani, giovanissimi (ai corsi di avviamento partecipano bambini dai 4 anni di età), con una buona presenza femminile, ed adulti.

“Interagiamo molto con le famiglie e proponiamo anche attività ed incontri che esulano dal judo, ma che possono essere utili socialmente e nella vita di tutti i giorni, come è stato per il corso di primo soccorso – ha aggiunto Fabrizio Mojoli -. Cerchiamo di costruire dei samurai, ovvero uomini attivi, di lavoro. Per questo i nostri allievi partecipano, e devo dire con loro grande soddisfazione, a tenere in ordine la palestra. Ogni anno, inoltre, in occasione della gara che organizziamo ad Imperia, cerchiamo di coinvolgere personaggi rappresentativi della disciplina, come è stato quest’anno con il campione olimpico di Rio Fabio Basile”.

Presso la palestra di Castelvecchio, parallelamente al judo, da diversi anni viene praticata anche la meditazione zen, grazie ad Antonia Siciliano, monaca del tempio Zen di Fudenji, nei pressi di Parma, ed una delle persone più qualificate della Liguria in questo campo. “A seguire i corsi di meditazione zen sono soprattutto persone adulte – ha spiegato la Siciliano, aderente alla scuola giapponese -. Non c’entra le religione, è un’attività spirituale che aiuta a ritrovarsi, che dà equilibrio ed energia, porta ad una trasformazione interiore. Aiuta a trovare la corretta postura, a stare seduti immobili, cosa che non è per nulla semplice. Lo zen ha uno stretto legame con il judo, tanto che alcune pratiche vengono utilizzate con i ragazzi, prima di iniziare la lezione vera e propria di arti marziali, per trovare concentrazione ed il giusto equilibrio”.

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