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Imperia, minacciava imprenditori come un mafioso: un arresto per tentata estorsione aggravata foto

Presso l’abitazione dell’arrestato sono stati rinvenuti assegni postdatati per l’importo complessivo di 68mila euro

Imperia. “Io i miei soldi me li riprendo con le buone o con le cattive – ti ho anche fatto chiamare da amici di Ventimiglia che non scherzano” .
Queste le minacce tipiche di una modalità mafiosa, emerse nel contesto di un’attività di indagine eseguita dai carabinieri del locale nucleo operativo e coordinate dalla Procura della Repubblica, subite da due imprenditori e per le quali nei giorni scorsi è stato tratto in arresto, su richiesta del pm Alessandro Bogliolo, Andrea De Iaco,  con l’ accusa di tentata estorsione aggravata in continuazione.

L’attività investigativa  ha avuto inizio lo scorso mese di agosto e si è conclusa alcuni giorni fa proprio con l’arresto di De Iaco, già in carcere a Genova Marassi, dove stava scontando la pena di  8 anni e  11 mesi di reclusione per altri episodi di usura ed estorsione commessi nei confronti di altri imprenditori del ponente ligure e risalenti al 2013. Le recenti indagini sono dunque a considerarsi quindi un prosieguo dell’attività d precedente, che ha permesso di far emergere nuove rivendicazioni da parte dell’arrestato di ingenti “crediti”, sempre con lo stesso “modus operandi”, e sintomo di spiccato propensione a delinquere.

Nello specifico, le richieste di denaro avevano come presupposto operazioni di compravendita inesistenti e/o illegittime (come emerso dalla documentazione cartacea sequestrata nel corso delle operazioni), e le vittime erano costrette ad aderire alle richieste di denaro, tutt’altro che irrilevanti.
Ad un imprenditore imperiese è stata richiesta la restituzione di euro 25.000,00 con la possibilità della dilazione in rate mensili e, alla stessa stregua, anche all’altro imprenditore, ora residente in Francia, veniva richiesta la corresponsione della somma di euro 8.000,00 tramite la dilazione in rate mensili dell’importo di 1.000,00 euro l’una. Dall’attività di indagine è risultato che le vittime, al fine di celare l’attività estorsiva in atto, fingevano false compravendite di autovetture per cui pagavano dei corrispettivi spropositati rispetto al valore reale dei mezzi.

Presso l’abitazione dell’arrestato sono stati rinvenuti, durante le perquisizioni, assegni postdatati per l’importo complessivo di 68.000,00 euro.

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