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Agnesi di Imperia al capolinea, fine di una storia con un veliero che ammaina le vele

Anche l'indotto ha subito il duro colpo: quaranta di loro da domani vivranno solo con molte incertezze

Imperia. “Prima o poi doveva succedere”. Una pacca sulla spalla a fine turno tra due lavoratori che lasciano l’ingresso principale dell’Agnesi di via Schiva. Il pastificio di Oneglia chiude i battenti: lavoratori a casa con una lettera di licenziamento da mettere sotto l’albero e nulla da festeggiare. “Raccontarlo ai figli piccoli che papà resterà a casa già prima delle feste non è facile”, dice uno dei dipendenti dell’Agnesi.

Agnesi ammaina le vele a Imperia. La produzione del gruppo Colussi si trasferisce altrove e lascia a casa quasi un centinaio di persone: pochi quelli che verranno assorbiti in altri stabilimenti di sua proprietà.

“Tristezza e dispiacere – sono i sentimenti che prova in questo momento Fulvio Fellegara, segretario della Cgil di Imperia e con lui i colleghi degli altri sindacati e i delegati della Rsu – Abbiamo fatto l’impossibile per tamponare una ferita ormai profonda difficile da curare. La situazione era ormai compromessa con un’azienda che aveva già operato delle scelte già da molto tempo. Forse si sarebbe dovuto partire prima per cercare di evitare il naufragio. Ma ripeto – dice Fellegara- è stato fatto di tutto e di più e purtroppo oggi ci ritroviamo in questa situazione di grande dispiacere e tristezza”.

Un secolo di storia già compromesa quando in piena estate i sindacati hanno tentato l’ultimo, disperato, salvataggio delle maestranze. Si sono ritrovati faccia a faccia con i vertici dell’azienda che aveva già pianificato ogni cosa. Progetti che suonavano come una condanna a morte e con le istituzioni ferme a guardare. “Hanno ragione i lavoratori – sottolinea Fellegara – la politica è rimasta in silenzio e questo ci rende ancora più tristi”.

Con la chiusura dello stabilimento di via Schiva non ci rimettono solo i dipendenti del pastificio, ma anche  l’indotto: una quarantina di persone impiegate ad esempio al “facchinaggio”. Pure per loro si apre un periodo di incertezze. Imperia e la sua provincia da domani vivranno una delle pagine più buie dell’industria locale. “Restano ancora attive piccole e medie imprese che la crisi non è riuscita a “schiacciare” – dice Fellegara – Mi rendo conto che è una magra consolazione, ma almeno quelle per ora sono salve ed è da lì che dobbiamo ripartire”.

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