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Viaggio nel paese fantasma di “Monesino” dove la paleofrana fa crollare le case come nel Vajont fotogallery

Situazione drammatica sulle Alpi Marittime dove la montagna continua a scivolare trascinando a valle le case

Nel paese fantasma si sentono in lontananza solo gli uccelli che volano alti tra la fitta nebbia che già alle quattro del pomeriggio non ti permette di vedere a più di 100 metri distanza. Temperatura che cala e comincia a fare buio. Non c’è anima viva a Monesino e Piaggia. In dodici hanno lasciato la zona in elicottero o in auto. C’è una paleofrana che rischia di portarsi via queste località di montagna con le loro casette invernali dove dalle finestre spuntano sci e racchette, scarponi e guanti lasciati dai proprietari.

MONESINO

“Qui sta franando tutto anche i ricordi di quei gruppi di sciatori che da queste parti trascorrevano le vacanze d’inverno”, racconta Lionello Belmonte, ex funzionario della Provincia e geologo. Oggi l’esperto ha effettuato un sopralluogo con gli agenti della polizia provinciale accompagnato dai volontari della protezione civile di Pontedassio. Insieme a loro siamo arrivati sulle Alpi Marittime a bordo di fuoristrada percorrendo strade insidiose e piene di buche.

Le rocce si mostrano fratturate, con direzione degli strati “anomale” e non coincidenti con il resto del versante. Montagne intrise d’acqua che sgorga da tutte le parti. Cumuli di detriti ovunque, qualcosa di difficile da raccontare. L’enorme massa franosa si sta lentamente adagiando riempiendo l’intera valle, trovando in questo modo una nuova stabilità: la natura praticamente riprende i suoi spazi dove l’uomo aveva edificato.

Nel paese fantasma di “Monesino” si vedono bene le crepe nei muri delle abitazioni e la strada che sprofonda. “La frana è attiva, inarrestabile, rischia di portarsi via le case e anche noi che camminiamo sopra questa strada – racconta il geologo Belmonte mentre si sfrega le mani per riscaldarsi dal freddo pungente avvolto nel suo giubbotto azzurro –  Una cosa mai vista in tanti anni di mestiere. Dimentichiamoci questa zona diventata pericolosissima per gli abitanti”.

A Monesino si assiste a qualcosa di molto simile al Vajont quando aveva ceduto la diga portandosi via tutto. La paleofrana, ovvero una frana preistorica che si è staccata migliaia di anni prima. Successivamente la vegetazione e l’erosione l’hanno “camuffata” facendola sembrare parte del versante della montagna. Centinaia di anni fa sono sorte le prime case in pietra, poi gli chalet invernali, tipici dei paesi montani.  Ora è tutto in bilico anche il B&B “Il Rifugio del Ramingo” di proprietà di Cinzia Lanteri e di suo marito.  Dopo 30 anni rischia pure quello rischia di crollare insieme alle case vicine.

Si cammina tra le dune: l’asfalto si è piegato su se stesso, fango e detriti hanno ricoperto la carreggiata. Ma ci sono anche ampie voragini che fanno spavento solo a vederle. Sono piovuti 650 millimetri di pioggia in 24 ore, una quantità d’acqua impressionante, nulla a che vedere con l’alluvione di Genova del 2011. Le case continuano a scivolare lentamente a valle, tre sono già state inghiottite dalla valanga di fango che le spinge dall’alto verso il basso. Se trattieni il fiato senti la terra che scricchiola poco più sopra.

“Via di là – mi urla Giuseppe Carrega, comandante della polizia provinciale che perlustra l’abitato ormai diventato totalmente insicuro – Fai attenzione anche la strada sta cedendo”. Ancora due passi e a meno di dieci metri senti un tonfo:  un altro pezzo d’asfalto grande come l’area piccola di un campo da calcio che si stacca e finisce nel dirupo.

Anche l’acqua piovana continua inesorabile la sua corsa: finisce nel Tanarello per poi proseguire la sua corsa nel Tanaro. “Ecco da dove ha avuto origine l’esondazione che ha sommerso Ormea e Garessio – mi racconta il geologo Belmonte –  Una tempesta d’acqua che non ha avuto freni e si è portata via tutto: alberi e detriti”.

Un quadro drammatico di una parte di entroterra che è stato sconvolto dall’alluvione di giovedì scorso.  Le case sono state lesionate dal movimento franoso: il terreno su cui si trovano le abitazioni è diventato fragile ecco perché il sindaco Pelassa ha emesso un’ordinanza di sgombero e una con cui ha disposto il divieto di soggiorno e dimora.  Alcuni, addirittura, si sono addentrati nella boscaglia pur di eludere i severi controlli della polizia provinciale. Hanno rischiato di essere travolti dalle frane in movimento: roba da perdere la vita in un soffio.

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