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Nervi tesi

Ventimiglia, l’ultimatum dei lavoratori della casa di riposo Chiappori: “Senza tutele pronti a scendere in piazza”

Disposti a cambiare il tipo di contratto pur di non perdere il posto di lavoro

riviera24 - Casa di riposo Chiappori a Ventimiglia

Ventimiglia. I 36 dipendenti della casa di riposo Chiappori lanciano un ultimatum: “Entro sabato attendiamo risposte, altrimenti scenderemo in piazza”.
Mancano ormai poche ore allo scadere dei 45 giorni di trattative che i lavoratori hanno a disposizione per tentare di salvare il loro posto di lavoro. Quarantacinque giorni durante i quali le proposte che i sindacati hanno presentato al Consiglio di Amministrazione della casa riposo di Latte sono state rigettate in toto. E ora i dipendenti hanno davvero paura.

Risale a ieri, l’ultimo incontro tra il rappresentante sindacale della UIL, che difende la posizione dei 36 dipendenti, il presidente della Fondazione Ernesto Chiappori Onlus Claudio Berlengiero e il direttore amministrativo della medesima struttura, la dottoressa Alice Mortarotti. Un incontro teso, durante il quale i dipendenti, per bocca del sindacalista, hanno lanciato l’ultima proposta alla fondazione: “Siccome il problema sembrava essere il costo sostenuto per i lavoratori con un particolare tipo di contratto”, spiegano, “Abbiamo proposto di diventare tutti dipendenti con contratto per personale di area sanitaria privata. Il presidente Berlengiero si è preso qualche giorno di tempo per parlarne con il CdA: entro sabato dovrà darci una risposta”.

Disposti a cambiare il tipo di contratto pur di non perdere il posto di lavoro: è questa l’ultima proposta dei dipendenti che, in questo momento, vivono nel terrore di essere lasciati a casa: “Se la fondazione non accetterà”, dicono, “L’11 dicembre ci ritroviamo tutti senza un lavoro. Rimarrebbe a quel punto solo la possibilità di entrare nella cooperativa, ma questo significherebbe annullare tutto e ripartire con il contratto in vigore nelle coperative: perdiamo diritti, anzianità, tutto. Sarebbe come se non avessimo mai lavorato a Latte, invece lì c’è gente che ci lavora da 35 anni…ripartire proprio da zero sarebbe un’umiliazione”.

Tra le proposte formulate dai sindacati nei giorni scorsi e non prese in considerazione dalla fondazione ci sono quelle di cambiare l’orario di lavoro e di fare richiesta di FIS (Fondo di Integrazione Salariale) all’INPS: in pratica la busta paga dei lavoratori sarebbe stata coperta all’80% da fondi FIS. “Non hanno accettato”, spiega un dipendente, “Perché hanno detto che alcuni di noi non sarebbero rientrati in questo FIS”“Abbiamo anche proposto di dare, sotto forma di donazione, 150 o 200 euro al mese alla fondazione”, aggiunge, “Ma non hanno accettato nemmeno questo. La verità è che dopo il licenziamento collettivo abbiamo diritto a 45 giorni di trattative, ma qui di trattative non ne stanno facendo perché sembra di avere davanti un muro di gomma”.

“Ora abbiamo proposto di cambiare il nostro contratto”, concludono i lavoratori, “Più di questo non sappiamo che fare. Se la risposta sarà negativa, allora entreremo in stato di agitazione e inizieremo la nostra guerra”.

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