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Ventimiglia, “L’Italia ha dato la cittadinanza anche a chi non lo meritava”: le dure parole dell’ex tesoriere del centro islamico fotogallery video

Nell'attesa che il centro riapra, il venerdì i fedeli di Allah stendono i loro tappeti rivolti verso la Mecca tra l'immagine del Sacro Cuore di Gesù e quella della Vergine Maria

Ventimiglia. “Prima di avere un permesso di soggiorno, noi dobbiamo leggere il codice penale e il codice civile e dimostrare di conoscere la lingua italiana. E’ un peccato che ci siano persone che non sanno nemmeno scrivere una frase in italiano e hanno ottenuto lo stesso la cittadinanza”. A pronunciare queste dure parole è stato Et Taia El Houssine, ex tesoriere del centro islamico “Fratellanza di Ventimiglia”. “Ringraziamo le autorità”, ha aggiunto, “Ringraziamo l’Italia che ci ha dato tanto: noi siamo qua per dare di più, ma il governo ha dato la cittadinanza a qualcuno che non lo merita: dov’è il rispetto?”.

Non si rimargina la ferita che ha spaccato la comunità islamica ventimigliese. Da una parte l’Imam Mohammed Babi, spalleggiato da Et Taia El Houssine e dall’altra Taki Hassan e Chakib Abdelhak, soci fondatori del centro di via Aprosio, che l’Imam lo avevano licenziato.

Una frattura, quella interna alla comunità, che ha costretto parte dei musulmani a pregare nei locali sottostanti la chiesa di San Nicola da Tolentino in via Roma, mentre il centro islamico resta chiuso da ormai quattro mesi, visto che non si riesce a trovare una quadra per andare d’accordo ed eleggere democraticamente il presidente del centro.

E’ stato l’ex tesoriere Et Taia El Houssine a tradurre in italiano le parole pronunciate dall’Imam Mohammed Babi, che ha voluto replicare ai “rivali” Hassan e Abdelhak, che tra le altre cose lo hanno licenziato: “Un paio di persone ha portato qui i propri vizi”, ha detto, “E i vizi sono che a loro piace stare sempre sulla poltrona a comandare”.
“Il Marocco non c’entra nulla, noi lo rispettiamo, ma adesso siamo in Italia e siamo cittadini italiani integrati”, ha aggiunto, “Il problema è interno al centro”. “I soci fondatori non hanno tempo da dedicare al centro mentre noi dedichiamo il nostro tempo per insegnare l’arabo e aiutare i migranti”, ha spiegato l’Imam.

A chiudere il centro, secondo quanto dichiarato da Imam ed ex tesoriere, sarebbe stato Chakib Abdelhak: “Le chiavi del centro le ha Chakib: per questo la moschea è chiusa. Annuncio alla comunità musulmana che il centro culturale lo ha chiuso una persona fisica che si chiama Chakib Abdelhak. Non è stata la polizia, né l’Imam. Lo ha chiuso lui. E’ una vergogna: noi preghiamo sotto la chiesa mentre il centro è chiuso”.

Nell’attesa che il centro riapra, il venerdì, giorno di preghiera per i musulmani, i fedeli di Allah stendono i loro tappeti rivolti verso la Mecca tra l’immagine del Sacro Cuore di Gesù e quella della Vergine Maria per dimostrare che le religioni possono convivere tra loro.

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