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Sanremo piange Dante Di Battista, storico maestro di tante generazioni di boxeur matuziani

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Sanremo. La città di Sanremo piange Dante di Battista, detto Bruno, storico maestro di pugilato che a tante generazioni di sanremesi ha insegnato a boxare. Di Battista malato da tempo è mancato la notte scorsa e lascia la figlia Stefania. Recentemente era mancata la moglie. Dalla redazione di Riviera24 le più sentite condoglianze alla famiglia.

Di seguito riproponiamo l’intervista fatta dalla nostra Silva Bos al maestro Di Battista lo scorso 1 aprile:

Sanremo. Un colpo basso, sotto la cinta. Uno di quelli che fan perdere il fiato. Che se ci fosse stato un arbitro, non avrebbe fatto passare liscio. Invece il Maestro di boxe, Dante Di Battista, per gli amici Bruno, quel colpo lo ha incassato: potente, spietato. Per quasi un anno e mezzo lo ha tenuto steso al tappeto,  nella volontà di batterlo senza appello su un ring stavolta imprevisto, quello della vita. Ma Bruno, tenace com’è, la sua sfida sul quel quadrato l’ha vinta nonostante il suo avversario non giocasse ad armi pari: la “meningite da pneumococco capsulato” spesso non perdona, e il destino di un’esistenza stroncata è quasi sempre già un verdetto.

“Certo, un’immunodepressione provocata dalla perdita della milza dopo la caduta in moto di tre anni fa, un cuore che lavora al 30% a causa di un infarto, e con un mieloma multiplo da cinque anni, è un quadro clinico che sicuramente lo ha reso vulnerabile, tanto che, il 18 dicembre 2014, la nostra odissea iniziò” spiega oggi Stefania, figlia unica di Bruno.

Due mesi all’Ospedale di Sanremo in un travaglio senza fine: coma, idrocefalo, piaghe a non contarle. E poi il trasferimento al Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato (Parma) dove seguono il recupero psicomotorio di gravi cerebrolesi. Mesi e mesi di lavoro. Miglioramenti a volte impercettibili ma vitali spiragli di speranza.

Era ormai luglio 2015 quando tutto sembrava migliorare nettamente. All’improvviso una setticemia totale derivata da un malessere gastrico notturno riversato nelle vie respiratorie: un’infezione devastante, generalizzata ad ogni organo. Immediata la corsa notturna da Fontanellato all’Ospedale di Parma (in rianimazione e nei giorni a seguire anche in nefrologia) per tornare, dopo qualche giorno, nuovamente al Cardinal Ferrari in uno stato di totale regressione fisica e psicologica. Ogni piccolo successo fino a quel momento ottenuto dalle terapie e dalla volontà sembrava essere stato cancellato con un colpo di spugna. La diagnosi era diventata “non camminerà più”.

Un’altalena di sensazioni, che quando pensi di aver trovato qualche aggrappo positivo, la terra torna a tremarti sotto ai piedi. Un calvario in cui, testardamente, più di una volta Stefania ha preso la situazione in mano, anche contrastando i pareri medici: “Non mi sono mai rassegnata al fatto prima di perderlo e, successivamente di averlo ma per sempre in un letto”. E’ così solo grazie a Stefania se Bruno, prima a Bordighera e nell’ultimo periodo a Imperia, ha riacquisito finalmente un’incredibile forma e quella motivazione che oggi, a casa sua, esprime con il suo sorriso. “Io e mia mamma Maria non lo abbiamo mai mollato un istante. –prosegue Stefania – Papà non percepiva nulla, ma sentivamo che dovevamo essergli sempre accanto. Che l’amore incondizionato che ci unisce prima o poi lo avrebbe sentito”.

Adesso sono solo il calore della sua famiglia e la fisioterapia a scrivere l’ultima pagina di questa avventura a lieto fine. E lui è un combattente: la determinazione è da sempre la sua filosofia.

Proprio per questo, la sua attività in Via Volta è sempre li ad aspettarlo “La teniamo in sospeso perché papà, appena si sarà rimesso completamente, possa tornare e ritrovare il suo negozio così come lo aveva lasciato”. E anche le porte della sua palestra di pugilato al Solaro sono aperte. Stefano Veglia e Tony Fontò, oggi divenuti istruttori proprio per riuscire a mantenere in funzione la struttura sportiva, con tutta la schiera degli allievi pugili stanno aspettando che Bruno,il Maestro”, torni ad allenarli sul ring.

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