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Record di eventi critici nei carceri di Imperia e Sanremo, il Sappe: “Falla nel sistema, occorre agire in fretta”

A tracciare questa drammatica fotografia è Michele Lorenzo, segretario regionale del Sappe

Imperia. Tra gli istituti penitenziari d’Italia, le carceri della Liguria sono tra le più sovraffollate, le più esposte a eventi critici e le più abbandonate dal sistema. A scattare questa drammatica fotografia è Michele Lorenzo, segretario regionale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Liguria (Sappe), che, contattato da Riviera24.it, spiega: “Al 3 novembre 2016, secondo l’ultimo aggiornamento disponibile, le sei carceri della Liguria ospitano 1.411 detenuti (di cui 731 stranieri e 68 donne) contro una capienza massima di 1.109. In pratica nelle celle ci sono 302 persone in più rispetto ai posti disponibili. Nel quadro specifico della provincia di Imperia, la Casa Circondariale di Sanremo conta 248 detenuti (di cui 123 stranieri) quando invece potrebbe accoglierne solamente 214; mentre in quella di Imperia si trovano 98 detenuti (di cui 53 stranieri) a discapito dei 67 consentiti”.

“Quello del sovraffolamento – spiega il segretario regionale – è tuttavia un problema che deriva da altri fattori a cominciare dalla mancanza di interesse e quindi dalla cattiva gestione politica del sistema del carcere che genera effetti ancora più inquietanti. Basti pensare alla tendenza crescente di fenomeni critici, ultimo ed eclatante quello di due settimane fa che ha coinvolto una protesta di trenta detenuti nell’istituto di Sanremo, la cui inquietante entità è testimoniata dai dati”. Ovvero: nel primo semestre 2016, quindi dal 1° gennaio al 30 giugno 2016, nelle carceri liguri si sono verificati 277 casi di autolesionismo, 19 tentati suicidi, 1 suicidio 2 decessi per cause naturali e ben 192 aggressioni. In particolare, per quanto riguarda gli istituti penitenziari dell’imperiese, dal 1° gennaio al 7 luglio 2016,  sono stati registrati 144 casi di eventi critici a Sanremo e 47 a Imperia; di cui, rispettivamente, 66 e 37 di autolesionismo; 9 e 2 di tentati suicidi; 3 e 1 di aggressione all’operatore penitenziario; 27 e 1 di colluttazioni fra i detenuti.

“E’ inutile – prosegue Michele Lorenzo  – che la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, continui a tirare le orecchie all’Italia a causa del progressivo verificarsi di eventi critici all’interno degli istituti penitenziari, quando è cambiata la tipologia dle detenuto e nessuno si attiva in tal senso. Al 30 giugno 2016 la Liguria era la prima regione d’Italia per numero di detenuti tossico dipendenti. Ripartiti fra i sei carceri si contavano 520 detenuti (di cui 495 uomini e 25 donne) per una percentuale del 37,65% a confronto di una media nazionale del 25,08%. Senza dimenticare l’alto numero di detenuti con problemi psichiatrici che dovrebbero essere mandati nelle Rems che invece in Liguria ancora non esistono. Ma queste strutture residenziali sanitarie che per le loro caratteristiche possono garantire l’esecuzione di misure di sicurezza e insieme l’attivazione di percorsi terapeutici riabilitativi, sono più che mai urgenti. È sbagliato tenere nell’istituto di pena un individuo incompatibile con il regime penitenziario, e questo non lo dico io o il Sappe, ma lo dice la norma. I nostri carceri tengono in ostaggio queste persone destinate altrove ed è facile comprendere la facilità dell’insorgere di azioni come suicidi, risse, attentati incendiari o atti autolesionistici”.

“C’è una falla nel sistema di gestione e un disinteresse profondo in quello organizzativo – continua il referente di Sappe –. Viviamo in uno stato di allerta dovuto in primo luogo al drastico calo di polizia penitenziaria. Pensate che di notte il personale è ridotto al minimo e sia a Sanremo sia a Imperia si conta sulle dita di una mano. Il medico termina il suo turno alle 22.00 e rientra l’indomani alle 8.00. In questo lasso di tempo se c’è necessità di assistenza sanitaria il detenuto deve essere portato in ospedale intasando la sanità pubblica. Bisogna inoltre potenziare i centri clinici. E’ insensato lamentare la tutela dei diritti dell’uomo quando la polizia penitenziaria è lasciata sola: ogni volta che prendiamo servizio ci facciamo il segno della croce per paura di quello che potrà accadere”.

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