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Personal branding, i consigli della coach Rognoni per essere liberi professionisti di successo

L’esperta spiega come costruire un brand riconoscibile ed efficace seguendo un'attività di coaching

Imperia. Raffaella Rognoni, business e life coach, senior trainer nonché consulente in risorse umane e in comunicazione istituzionale e politica, spiega come costruire un brand riconoscibile e di successo seguendo un’attività di coaching. Il personal branding è infatti il primo strumento di cui dispone il libero professionista per definire i propri punti di forza e farsi conoscere; il solo mezzo per comunicare efficacemente cosa sa fare, come e perché e senza il quale non esisterebbe sul mercato. Perché oggi più di ieri i clienti comprano la capacità che il libero professionista ha di distinguermi, di aggiungere valore al prodotto o al servizio che offre.

riviera24 - raffaella rognoni

Dottoressa Rognoni qual è il primo passo da intraprendere per iniziare un percorso di personal branding?

In qualità di coach il primo passo da compiere è secondo me quello delle domande. E c’è una prima domanda che la persona intenzionata a intraprendere un percorso di personal branding deve porsi, ovvero “Chi sono io?”. Perché questa domanda? Perché nel momento in cui riconosciamo chi siamo siamo in grado di agire in maniera congruente al nostro essere, il ché ci permette di avvalerci della comunicazione più autentica per arrivare al nostro destinatario trasmettendo all’esterno in maniera naturale il nostro valore. E’ fondamentale poi un ulteriore passaggio: possedere e conoscere le strutture legate al “Come comunicare?”. E’ altrettanto importante infatti avere consapevolezza di come un messaggio debba essere costruito e a chi lo vogliamo indirizzare. Come è assolutamente necessario collegare quest’aspetto strutturale del messaggio a chi siamo noi. L’unione fra interno ed esterno è solo mezzo che permette una comunicazione efficace.

E il secondo?

Naturalmente individuare il destinatario e quindi chiedersi “A chi voglio rivolgermi?”. Questa è un’altra domanda chiave perché potrebbe darsi che non vogliamo rivolgerci a tutti ma solamente a determinate persone. Facendo questa operazione quindi, tutte le volte che trasmettiamo un messaggio abbiamo la certezza che questo, in relazione al servizio o al prodotto che offro, verrà indirizzato a una categoria di persone. E il risultato sarà quanto mai efficace. Ad esempio, una mia collega coach ha sfruttato la comunicazione mirata per dar vita a un servizio unico e di successo che ha valorizzato la sua persona e il suo valore specifico senza modificarsi. Lei era una modella e ha applicato l’attività di coaching al mondo della moda, un mondo che conosceva bene e di cui faceva parte. Tale conoscenza di se stessa, quindi dell’interno, e dell’esterno, le ha permesso di individuare i suoi referenti ideale e di comunicare con essi in maniera decisa. Oggi è coach delle più famose case di moda al mondo.

Nella sua esperienza di coach quali sono state le difficoltà che il libero professionista ha incontrato nello sviluppare un percorso di personal branding?

La prima e più grande difficoltà risiede anzitutto nel rispondere alla domanda “Chi sono?”, la domanda delle domande. Molto spesso tendiamo a focalizzarci sull’esterno e anziché conoscerci e comprendere noi stessi e i nostri prodotti o servizi, siamo incentrati sull’altro che assumiamo alla stregua di un modello. Ad esempio: “Gli altri fanno così e allora faccio anche io come loro”. Ma questo atteggiamento non è efficace! E’ essenziale riconoscere il proprio valore, un valore grande che solamente noi possediamo. Individuare chi si siamo, ecco la difficoltà iniziale più comune. Difficoltà che generalmente viene poi ad aprirsi e a plasmarsi con l’esterno implicando un allenamento ancor più duro per riprendere contatto con noi stessi. Bisogna lavorare su di noi e nel momento in cui ci riappropriamo del nostro sé è fatta: si potrà andare solamente avanti.

Qualche consiglio pratico per iniziare un percorso di personal branding efficace?

Ci sono due dimensioni che possiamo illustrare. La prima, in rapporto a quanto detto fino ad ora, è svolgere un lavoro personale attraverso l’attività di coaching. Perché? Consideriamo ad esempio chi decide di intraprendere un percorso di businnes o professional coaching. Queste persone oltre ad andare ad aprire il processo di riconoscimento del sé, andranno anche a trovare le parole giuste da impiegare nei loro messaggi, parole che corrispondo totalmente a loro, le sole che possono trasmettere il proprio valore. La seconda dimensione, e quindi il secondo consiglio, riguarda la tecnica. A mio avviso è consigliabile avvalersi del supporto di consulenti esperti, oggi in particolar modo social media marketing, gli unici che in questo mondo dominato dai social possono aiutarci a comunicare nella maniera più corretta ed efficace chi siamo.

 Quali sono invece gli errori da evitare?

Anzitutto basarsi solamente sull’esterno, questo è l’errore più grande. Segue poi pensare che il solo strumento possa bastare, ad esempio, come poteva essere fino a qualche anno fa, la realizzazione di un sito. Oggi questo non basta più, anzi delle volte è quasi un boomerang. Perché se apriamo un sito che trasmette una determinata immagine di noi e poi siamo altro, viene a crearsi un’incongruenza fra la nostra immagine e ciò che siamo realmente che invece di trasmettere valore trasmette disvalore. Quando accade questo è ancora più complicato gestire la comunicazione. Quindi il punto nodale è allenarsi a partire da se stessi, coniugando il proprio essere alla realtà esterna.

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