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Mancano i giudici, slitta il processo in Corte d’Appello per il porto di Imperia

Si conosce solo il nome del procuratore, ma non i nomi dei giudici del collegio che devono esaminare la vicenda

Imperia. Si preanuncia un  rinvio per il processo d’Appello a Torino per la truffa ai danni dello Stato relativo al porto turistico di Imperia. Due le date inizialmente fissate nel calendario del tribunale torinese: il 26 novembre e il 1 dicembre. Ma è sorto un problema: non è ancora stato formato il collegio dei giudici che dovranno esaminare il caso.

Al momento si conosce solo il nome del procuratore ovvero Giancarlo Avenati Bassi. Era stato lui a presentare il ricorso contro la sentenza emessa il 7 novembre di due anni fa. Il processo, a meno di un colpo di scena delle ultime ore, potrebbe addirittura slittare ai primi mesi dell’anno prossimo.

Dieci gli imputati che erano stati assolti in primo grado perché il fatto non sussiste. In primo grado a finire sul banco degli imputati c’erano:  Francesco Bellavista Caltagirone, a capo di Aquamarcia e Acquamare,  Domenico Gandolfo che ricopriva l’incarico di presidente della Porto di Imperia Spa, Stefano Degl’Innocenti,  Andrea Gotti Lega ex membro del Cda di Acqua Marcia e Porto di Imperia Spa e ancora Gianfranco Carli a capo della Fratelli Carli ed ex presidente della Porto di Imperia Spa. Sul banco degli imputati c’erano anche Delia Merlonghi ex amministratore delegato di Acquamare Srl, Carlo Conti che ricopriva il ruolo di direttore generale della Porto di Imperia Spa, Paolo Calzia che aveva l’incarico di presidente della Porto di Imperia Spa ed ex segretario comunale ad Imperia, per loro l’accusa era di truffa.

Assolto dal reato di abuso d’ufficio anche il dirigente Ilvo Calzia e l’architetto Emilio Morasso che doveva rispondere del reato di falso. A presentare il ricorso in Corte d’Appello, oltre al pm Giancarlo Avenati Bassi, sono stati anche l’Appi ovvero l’associazione che riunisce i titolari dei posti barca nello scalo turistico e il Comune di Imperia. Il procuratore Bassi durante la requisitoria aveva definito quella del Porto di Imperia “una truffa colossale, di livello pazzesco. Non mi era mai accaduto di dover discutere una causa così. Il Comune ne esce a pezzi non tanto dal punto di vista politico, ma da quello patrimoniale. Il danno è spaventoso. Anche per lo Stato”.

Un processo che si era imperniato tutto su un prestito: quello da 140 milioni di euro concessi dagli istituti di credito che avevano accolto con favore l’idea di finanziare il costruttore.  La vicenda giudiziaria del porto di Imperia, come si ricorderà, era esplosa il 5 marzo 2012 con il clamoroso arresto dell’imprenditore romano mentre usciva dal municipio di Imperia. Per Caltagirone erano stati decisi nove mesi di custodia cautelare; tre mesi ai domiciliari, poi di nuovo in cella, perché secondo i giudici anche da casa l’ingegnere continuava a gestire le sue attività. E nemmeno un ricorso in Cassazione l’aveva più tirato fuori, fino alla scadenza dei termini.

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