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Diano Marina, ex sindaco Basso: “La ferrovia è pronta, ma le vie di accesso non ci sono ancora”

“Sei anni fa avevamo programmato la soluzione di tutti i problemi di accesso"

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Diano Marina. Spesso il Sindaco di Diano Marina esterna, con atteggiamenti roboanti, la sua rabbia perché le cose non vanno come vorrebbe, e scarica le colpe su altri. Prendiamo ad esempio le sue ultime esternazioni sulla viabilità di collegamento alla nuova stazione ferroviaria. Sbandierando un documento firmato da tutte le parti interessate, il Sindaco di Diano accusa la Regione di non aver provveduto alla parte di sua competenza. Il documento in questione, che venne sottoscritto dall’allora sindaco Angelo Basso, viene citato solo in parte.

Continuando la lettura si apprende Comuni, Provincia, Regione e FS “si impegnano a verificare l’andamento dei lavori e risolvere le eventuali criticità”.
Ora, sono passati quasi sei anni dalla firma di quel documento. La ferrovia è pronta, ma le vie di accesso non ci sono ancora. Le colpe sembrano doversi equamente distribuire tra tutti coloro che avevano preso i vari impegni e non li hanno mantenuti.

“Sei anni fa – dice l’ex sindaco Angelo Bassoavevamo programmato la soluzione di tutti i problemi di accesso. In sei anni non si è fatto quasi nulla ed ora dobbiamo accontentarci di situazioni rabberciate come l’abbattimento sbilenco del pontino, un guado pericoloso e fuorilegge che viene lasciato aperto per non rischiare una sollevazione popolare, un torrente talmente ingombro che alla prima piena rischia di esondare, argini franati e “messi in sicurezza” solo con transenne. Perché il Comune non si è attivato a “verificare l’andamento dei lavori” come previsto dal protocollo? L’attuale Sindaco sembra conoscere molto bene le responsabilità degli altri, ma non si rende conto delle proprie. Si parla di rotonde, di nuovo ponte, di arginature. Ma i progetti esistono? Lo sa il Sindaco che prima di realizzare una variante alla viabilità bisogna adeguare il Piano Urbanistico? Che per costruire una strada che in parte è su terreni privati bisogna attivare procedure di esproprio non certo veloci? Insomma, non si può star fermi per sei anni e poi protestare perché “altri” non si sono mossi!”

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