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Chiusura Giubileo, il vescovo Borghetti di Albenga-Imperia: “La Chiesa si è risvegliata nelle anime”

Albenga/Imperia. “Il Giubileo straordinario della misericordia si è concluso nelle diocesi domenica scorsa e oggi papa Francesco lo conclude a Roma; le Porte Sante si chiudono; un adagio popolare delle mie zone recita «si chiude una porta e si apre un portone», a significare che se un’occasione sembra perduta,un’altra ben più grande, per chi ha fede, si prepara. E è proprio così: il ‘portone’ è quello che non conosce Anni Santi di sorta, ordinari o straordinari, è il ‘portone’ che ci fa entrare nel Cuore del Padre, ‘ricco di misericordia’ (Ef 2,4)”. Lo scrive il vescovo di Albenga-Imperia, Guglielmo Borghetti.

“Da quel Cuore, fattosi di carne nel Cuore del Salvatore, si continuano a versare sul mondo fiumi di misericordia: il costato aperto del Crocifisso è “fontana vivace” di potenza d’amore; noi cristiani non andiamo dietro alla croce, ma al Crocifisso, a Uno che si è donato e ci ha liberato dal caos prodotto dalla libertà dell’uomo usata male, dal caos prodotto dal peccato; Gesù di Nazareth è entrato nel nostro caos e lo ha ri-ordinato con il dono supremo di sè; Lui è la misericordia in azione, se l’amore è l’essere di Dio, la misericordia è, per così dire, il suo agire: Dio non agisce se non misericordiosamente, e Gesù Figlio di Dio è Colui che, amato dal Padre, agisce misericordiosamente con il Padre nella comunione dello Spirito Santo”

“In questo Anno Santo spesso ci siamo chiesti con papa Francesco: «Fino a quando la malvagità umana seminerà sulla terra violenza e odio, provocando vittime innocenti? Come può essere il tempo della pienezza quello che pone sotto i nostri occhi moltitudini di uomini, donne e bambini che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione, disposti a rischiare la vita pur di vedere rispettati i loro diritti fondamentali? Un fiume di miseria, alimentato dal peccato, sembra contraddire la pienezza del tempo realizzata da Cristo… Eppure, questo fiume in piena non può nulla contro l’oceano di misericordia che inonda il nostro mondo». In questo Anno Santo abbiamo avuto l’opportunità “porta a porta” d’immergerci in questo oceano, di lasciarci rigenerare per distruggere in noi il peccato che produce l’indifferenza, che paralizza solidarietà, amore e condivisione. La grazia di Cristo, ci spinge a diventare suoi cooperatori nella costruzione di un mondo più giusto e fraterno, meno caotico, più connotato dall’ordine dell’amore e dove ogni persona possa vivere in pace. La nostra comunità diocesana ne esce rinfrancata con sul suo capo la rugiada luminosa della misericordia del Padre. Miracoli non ne sono accaduti, almeno non ne ho notizia; ma di certo un fremito di amore a Gesù, una purificazione di tante coscienze, una passione per annunciarlo vivo e presente in mezzo a noi, una voglia di Chiesa-famiglia penso abbiano attraversato e stiano attraversando le nostre comunità parrocchiali e le nostre aggregazioni laicali. Con Romano Guardini potrei dire, nonostante tutto «la Chiesa si è risvegliata nelle anime». Il Giubileo ci consegna un’esperienza che è eredità preziosa, eredità da non congelare come ricordo di evento concluso, ma da vivere come principio attivo rivitalizzante la nostra identità di discepoli-missionari. Ci attendono fratelli e sorelle assetati di verità e di bellezza, di bontà e di assoluto; ci attendono i cercatori di Dio quelli che adorano “il dio ignoto” (At 17,23) desiderosi di conoscere il suo Nome. Ai pellegrini dell’Assoluto del nostro Ponente ligure, fortificati e rasserenati dalla misericordia del Padre, offriamo il servizio che la Stella offrì ai Santi Magi, indichiamo un luogo: la comunità ecclesiale e una Persona: Gesù di Nazareth, che possono colmare le esigenze più profonde della natura umana. Così, “nel giorno dopo” del Giubileo, riscopriamo entusiasti «la dolce e confortante gioia dell’evangelizzare»(Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 80)”.

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